MARVEL ULTIMATE: X-MEN N°1 e SPIDERMAN N° 1 (2001)

RIPROPOSTA

Ho riunito le due recensioni sui numeri 1 della collane ULTIMATE, con le quali la Marvel Comics all’inizio del nuovo secolo ha tentanto di rinverdire il suo universo narrativo rivisitando i personaggi classici, quali L’Uomo Ragno, X-Men, Fantastici Quattro ed Avengers (quest’ultimi chiamati Ultimates) in modo che fossero più vicini e più accattivanti per gli adolescenti del XXI secolo.
Rileggiamo quali furono le prime impressioni dei collaboratori di Glamazonia.
Buona lettura

Mario B.


Ultimate Spider-man N°1

STORIA: Brian Michael Bendis

SCENEGGIATURA : Brian Michael Bendis

MATITE : Mark Bagley

48 pagine, spillato, Colori, L. 4500

Edizione italiana Maggio 2001

di Marco Solferini

Non è certo passata inosservata l’uscita di Ultimate Spider Man, ne’ poteva ciò accadere.
Ad una prima occhiata, l’albo appare stilisticamente compiacente al puro senso dell’estetica, tanto nell’aspetto esteriore, con una grafica di copertina d’impatto, quanto all’opera contenuta nell’albo stesso.
Progetto ambizioso di rivisitazione delle origini di uno dei personaggi più noti del fumetto made in Usa, reso particolarmente arduo dai precedenti in materia, che hanno inevitabilmente sollevato una cortina di fumo su queste iniziative editoriali, dati i risultati troppo spesso gravemente insufficienti che in passato hanno saputo confezionare.
Tutto ciò però non ha niente a che vedere con Ultimate.
Qui ci troviamo innanzi ad un prodotto completamente nuovo, genuinamente partorito da un taglio netto con l’ostracismo che troppo spesso aveva vincolato gli autori ad una narrazione soltanto apparentemente innovativa, per poi sciamare nell’inevitabile “ritorno alle origini” per i più malinconici.
Oggi Ultimate Spider Man dirompe con rinata vitalità e nuova linfa nel panorama dei comics, riportando in auge il “supereroe” per eccellenza, accostandolo al nuovo millennio.
Sono molteplici le scelte che caratterizzano questo nuovo inizio e prima di ogni altra mi sento di segnalare l’oculata e ponderata scelta dei tempi e dei luoghi in cui si svolge la narrazione.
Gli ambienti nei quali interagisce il giovane Parker sono rivisti alla luce dei suoi occhi, pertanto essi si presentano come il “mondo” nel quale ogni giovane muove i primi passi della sua esperienza. La scuola è quindi interpretata dal punto di vista adolescenziale e non didattico, ciò che è esaltato sono pertanto i rapporti fra gli studenti; quella crescita comportamentale a cui i sociologi americani sono molto affezionati, a discapito del rapporto alunno – insegnante troppo fine a se stesso e “chiuso” per poter consentire margini d’azione elevati, cui invece sembra voler aspirare questa narrazione, accomunando alla scelta delle infrastrutture di fondo, l’ottimizzazione dei tempi estremamente bilanciati. Le singole situazioni si rapportano ad un disegno più grande, una sorta di grande insieme cui sono correlati dei sottoinsiemi (Il rapporto Parker – scuola suddiviso in: Parker e lo studio, Parker e lo sport, Parker e i compagni, Parker e il sesso, ecc..) e tutti ricevono eguale trattamento nella suddivisione tempo – vignette, da sempre l’ambito più difficile da giostrare in un fumetto, perché è inevitabile, data la componente grafica ed emotiva che caratterizza questo prodotto, che ad un maggior interesse per una tematica, sarà sempre devoluto un numero maggiore di vignette ( preciso vignette, poiché in passato si è cercato di ovviare, esaltando l’impatto emotivo di una grafica scomposta e/o di dimensioni più ampie alla norma classica, cercando con essa di riassumere e comprimere, quanto solitamente veniva espresso in una scansione a sei vignette per pagina. Può un abbraccio a tutto campo fra un padre e un figlio avere lo stesso significato di un dialogo fra i due personaggi che si protrae per cinque vignette terminando nel medesimo abbraccio? Ai posteri l’ardua risposta, personalmente credo di no, credo che la narrazione dei singoli temi debba essere trattate sempre e comunque, proprio per trasmettere un “tono” allo svolgimento degli eventi).
I tempi sono pertanto stabiliti in virtù del principio di equità e questo dona stabilità e realismo. Basti pensare all’ambiente familiare dove finalmente assistiamo alla rottura del idillio cui eravamo abituati in passato. Il giovane Parker litiga con i suoi tutori, a volte in modo violento come è normale che ciò avvenga ed è esaltato l’ambiente della stanza di Parker, come luogo in cui un essere introverso come tutti gli adolescenti, si rintana in contrapposizione alla tavola da pranzo, dove la famiglia è riunita e dove vigono altre regole dettate dal rapporto educazionale.

I personaggi

Assistiamo a un evoluzione straordinaria di certi soggetti su tutti zio Ben, che segna un vero e proprio trapasso stilistico (vi ricordate il vecchio Ben Parker? Era un po’ pelato e grassoccio, qui invece ha addirittura il codino ed è un uomo robusto, una figura paterna da ammirare anche esteticamente) e morale, poiché quest’uomo non è più una sorta di santo del quale tutti noi aspettiamo una beatificazione da parte della Santa Sede dal giorno in cui leggemmo le sue prime fatidiche mosse, questo è un uomo, forse non erudito, ma certamente consapevole di come funzionano le cose nel mondo ed è lui che sprona il nipote a prestare attenzione a Mary Jane, come pure è sempre lui che sa interporsi agli scherzi degli altri ragazzi, alla condizione economica povera, ma dignitosa in cui versa la famiglia. Finalmente un uomo compiuto e non una cartina di tornasole per veicolare le responsabilità del futuro Spider Man. Questa è si una persona della quale si sentirà la mancanza quando gli eventi matureranno..
Zia May fa ancora le torte, ma perlomeno appare temperata nel suo buonismo, cosa che giova enormemente alla salute psichica del lettore; era davvero inimmaginabile le figura della donna fantoccio tutta casa e amore. Svolge adesso una funzione di comprensione e supporto che le permette di accedere alle “parti” dell’indole del giovane Parker cui solo la figura materna ha accesso.
Flash Thompson è il classico bullo, l’archetipo perfetto del tormentone di Peter, sostenuto dalla complicità di altri che ne esaltano l’aspetto interpersonale di una fattispecie molto comune. In effetti il sostegno che egli riceve da parte di altri componenti della classe è essenziale per inquadrare il suo atteggiamento, ma ancor più per stabilire quelle distanze che si frappongono fra l’indole di Parker e gli altrui soprusi. Qui Peter, non reagisce, non perché è superiore alla violenza e alla prepotenze, bensì perché è consapevole che avrebbe la peggio. Peter è debole ed ha paura, non è un vigliacco, ma nemmeno il ragazzo savio ed equilibrato che ci veniva dipinto in passato.
Harry Osborn subisce una caratterizzazione sublime: è il figlio di papà, cresciuto nell’agiatezza, abituato ad avere tutto senza sforzarsi troppo, dispensa perle di mondana saggezza, pur non immischiandosi mai negli affari altrui. E’ il classico fantoccio, privo di personalità, che copre con vanitosa apparenza la fragilità interiore frutto del conflitto/confronto con il padre, Norman Osborn, qui rivitalizzato cattivo a tutto campo, freddo e determinato, spietato e insensibile, si riappropria della sua natura subdola e sibillina. Il giovane Parker ha un nemesi ed essa non è il suo contrario da supereroe, bensì l’opposto degli ideali e dell’educazione che ha ricevuto.
A compimento di quest’opera, non poteva mancare un rivisitazione ed omogeneizzazione dei dialoghi, decurtati di quegli appesantimenti troppo melensi e retorici, viene esaltata la discorsività, scarna ed essenziale. Non ci sono sproloqui e poche parole spesso sono sufficienti per rendere appieno i concetti; del resto il mondo di Peter è quello di un adolescente ed è logico che la comunicazione verbale sia proporzionale alla sua età. L’aspetto grafico supporta questa scelta; non assistiamo più a primi piani esasperati sull’espressività del volto, ma prende campo l’utilizzo del mezzo busto, più adatto ad accompagnare, mediante l’atteggiamento e soprattutto la gestualità, le parole ed i comportamenti.
Ci troviamo pertanto di fronte ad un opera di altissima qualità, che si pone in modo diametralmente opposto rispetto al passato. Ciò a cui assistiamo è finalmente un adattamento ai tempi moderni di un classico senza tempo, paradossalmente però, proprio in ciò, si rivela l’unica fallacità della serie, poiché essa è nata prevalentemente per rivolgersi ad un pubblico nuovo, di giovani che si avvicinano al mondo del fumetto Marvel per la prima volta, ad essi indubbiamente viene fornito un prodotto avvincente, ma la cui intrinseca bellezza può essere colta appieno soltanto da coloro che già da anni seguono il bello e il brutto delle serie regolari, perché ciò che colpisce in quest’opera è proprio il trapasso, la scelta di troncare con il passato e questo non può capirlo una persona che stringe per la prima volta il numero uno fra dita, lo capirà invece colui che già possiede circa un migliaio di numeri targati Uomo Ragno.
Spero con tutto il cuore che questa raccolta abbia il successo che merita, anche in virtù dell’enorme apporto che deriverà dalla produzione cinematografica, per dare la possibilità a tanti giovani di assaporare un mondo straordinario.. quello del fumetto.

 

Voto Buono


Ultimate X-MEN N°1

STORIA: Mark Millar

SCENEGGIATURA : Mark Millar

MATITE : Adam Kubert

48 pagine, spillato, Colori, L. 4500

Edizione italiana giugno 2001

di Matteo Luna (supervisione Daniele Cerboneschi)

 

Ecco dunque arrivare nelle nostre mani il tanto atteso Ultimate X-Men, la seconda delle tre serie della linea Ultimate pensata da Joe Quesada per far riavvicinare i giovani alla lettura dei comics e dare quindi una scossa al traballante mercato americano.
Che con questo fumetto si voglia strizzare l’occhio ai fruitori della Play station si capisce già dalla copertina che, sia nel logo, sia nell’impostazione, sia nel disegno richiama più la tipica confezione di un videogame che un fumetto.
A parte queste trovate estetiche, la storia, come le altre serie Ultimate, è basata sulla riproposizione degli X-Men in chiave nuovo millennio; in parole povere assistiamo a quello che sarebbe successo se i pupilli di Xavier, invece che nel 1963 da Stan Lee e Jack Kirby, fossero stati creati nel 2000.
In definitiva un operazione non dissimile a quella tentata negli anni ’60 dalla DC Comics, che aggiornò il suo parco personaggi proponendo le versioni moderne di Flash, Green Lantern e altri suoi personaggi storici.
Abbiamo quindi una Jean Grey non più ragazzina timida dai lunghi capelli rossi, ma giovane donna disinibita e con un look e un atteggiamento più aggressivi, una Tempesta non più semidea ma ladra d’auto, un Colosso mafioso russo, un Hank McCoy in stile grunge che vive per strada e che da piccolo ha subito abusi sessuali; l’unico che sembra uguale alla versione classica è il buon vecchio Ciclope, perfettino e obbediente come sempre, dico sembra perché bisognerà aspettare il n° 5 per avere una vera evoluzione del personaggio.
Alla guida della serie troviamo il noto scrittore di Authority, Mark Millar coadiuvato da Adam Kubert per disegni.
La trama di questo primo episodio di una saga in sei parti dal titolo “Gente del domani”, sembra uscita dalla sceneggiatura di un film: in un clima tesissimo tra umani e mutanti, l’appena formato gruppo degli X-Men parte per la sua prima missione, salvare un Uomo Ghiaccio appena quindicenne dalle terribili Sentinelle, feroci e spietate più che mai.
Novità, oltre alla detta caratterizzazione dei personaggi, è un Wolverine in veste di sicario della confraternita di Magneto.
Anche nel design, il fumetto ammicca al film: le uniformi del gruppo e il costume di Magneto sono simili a quelle viste nella fortunata trasposizione cinematografica.
In definitiva Ultimate X-Men è uno di quei fumetti che o si amano e si odiano senza mezze misure: chi lo ama dirà che è un prodotto moderno al passo con i tempi, la giusta scossa che serviva al mondo mutante; chi lo odia invece dirà che questo fumetto snatura il gruppo e non rispetta i personaggi.
Ad ogni modo l’unica speranza è che la sua indubbia qualità possa smuovere la situazione di crisi del fumetto americano e nostrano.

Dovendone sintetizzare un giudizio, è bene evidenziarne pregi e difetti.

PREGI: L’ambiziosa filosofia che anima il progetto Ultimate è “Modernizzare senza stravolgere”.
Ultimate X-Men è tutto quello che avremmo voluto fosse il nuovo ciclo di Claremont, con la nuova star Millar che, come ha dimostrato su Authority, è abile nel conferire alle storie un taglio adulto ed ai suoi personaggi caratterizzazioni decisamente “forti”.
L’atmosfera che si respira sulle pagine di Ultimate-X è di forte impatto, più che adeguata a descrivere una guerra razziale tra umani e mutanti, mai così esasperata.

DIFETTI: In USA, Ultimate X-Men è stato venduto ad un prezzo stracciato oltre che nelle fumetterie anche nei supermercati e nelle edicole, allegato a riviste e messo on-line.
In Italia è stato distribuito solo nelle edicole e nelle fumetterie ad un prezzo di 4500 lire (contro le 3900 lire degli altri albi Marvel Italia che ne condividono il formato) con una strana periodicità bimestrale, e senza una minima campagna pubblicitaria, tranne che quella sugli albi Marvel Italia. Chi è causa del suo mal…

 

Voto discreto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi