LEXY PRESENTS DARK HORSE & LEXY PRESENTS SPECIAL BOOK (2001)

testataRIPROPOSTA

Continuano le recensioni di fumetti internazionali di prim’ordine, estratte dal primo sito di Glamazonia (che era in formato html). Dopo tanti volumi statunitensi ci soffermiamo su due antologici con materiale Dark Horse, pubblicati dall’editore italiano Lexy Production nel 2001, da recuperare.
Se la lettura sarà di vostro gradimento, condividete quest’articolo.

Mario Benenati


Copertina del n. 1 dell'antologico LEXY PRESENTS DARK HORSE

LEXY PRESENTS DARK HORSE

Lexy Produzioni

Mensile antologico
n. 1 (marzo 2001) – n. 6 (7) (dicembre 2001)

Storie di Frank Miller, Art Adams, Ricardo Delgado,
Max Avogardo, Tony Milionaire, Peter Lenkov,
Paul Chadwick, Frank Teran,
Peter David, Chris Warner.
Spillato 17×26,
64/80 pagine, B/N & colori
Lire 6.000 –
(antiquariato, prezzo variabile tra 1,55 e 2,79 euro)

NOTA: per errore al #5 è stato attribuito il #6, di conseguenza diventato #6bis; la recensione non tiene conto di questa numerazione, ma di quella corretta comunque riportata in seconda di copertina.

Recensione di Stefano Marchesini

Ripercorrrendo questo primo anno di pubblicazioni (a tutt’oggi sono usciti 9 numeri, l’ultimo disponibile da poco) la programmazione dell’antologico LEXY PRESENTS DARK HORSE appare strutturata in cicli di 4 albi, caratterizzati da una o più miniserie portanti, più altre storie brevi di contorno e redazionali vari; appare altresì evidente che la LEXY intenda la testata anche come una vetrina informativa e promozionale a supporto della propria intera attività editoriale (il #6 offre in allegato il #0 della neonata versione italiana del THE COMICS JOURNAL: un must!) e come luogo di confronto e dibattito con i propri lettori, i cui contributi sono ospitati nel classico angolo della posta.

I FUMETTI:

come si evince dal nome della testata, si tratta prevalentemente di opere – in gran parte recentissime – della casa americana DARK HORSE, che fin dagli esordi ha diversificato la propria linea da quella marcatamente supereroistiaca imperante nel comicdom USA.
La fantascientifica HIEROGLIPH di Ricardo Delgado ha fatto da trait d’union ai LPDH #1-4; nonostante la spettacolarità lovecraftiana di alcuni scenari iniziali, si è presto rivelata priva di peso narrativo: abuso di vignette doppie e sempre meno curate (in molte risaltano ancora i tratti a matita), 4 numeri di scazzottate tra un esploratore spaziale e disparate creature aliene, per un finale sospeso che arriva senza che sia successo qualcosa di significativo; sui LPDH #5-8 si sono poi viste R.I.P.D. e SOCK MONKEY; liquidata in fretta la prima come un onesto fumetto d’azione svolto con professionalità dalla coppia Peter Lenkov/Lucas Marangon, è d’obbligo soffermarsi sulla seconda, vera e propria prova d’autore del sorprendente Tony Millionaire: in una casa di stampo vittoriano, riprodotta in tutti i suoi dettagli architettonici ed ambientali, dal giardino curato e dagli interni lindi, con il bravo orologio a pendolo e le tendine in ordine, freme,  apparentemente celata agli occhi degli umani (che appaiono raramente), l’attività di minuscoli abitanti: formiche, topolini ed altri animaletti, ma anche trenini in corsa, modellini di vascelli che si mettono a tirare bordate, la casa delle bambole e, soprattutto, gli sgangherati protagonisti, i due pupazzi di peluche ZIO GABBY e MR. CROW, rispettivamente uno scimmiotto e un corvo; obbedienti al contesto formale in cui sono immersi, tutti costoro adottano fra loro modi e linguaggi forbiti oltremisura, salvo poi esibire, nei momenti topici, comportamenti e vocaboli non esattamente oxfordiani; a Millionaire piace smascherare il perbenismo che deve aver improntato la sua educazione, piace, da adulto, far vivere ai suoi personaggi situazioni concepibili solo con la fantasia e la cattiveria di un bambino, dall’epilogo quasi sempre imprevedibile se non disastroso; l’effetto complessivo e’ spiazzante e pieno di contrasti: quello tra l’aspetto innocuo dei pupazzi e le efferatezze da essi perpetrate, quello tra la fissità inquietante dei loro sguardi e il dinamismo dinoccolato dei movimenti, quello fra la l’ordine dello schema delle tavole in B/N e il caos che da lì a poco impererà inevitabile nelle vignette. Scorrendo gli articoli e le note a supporto della serie SOCK MONKEY e sul suo autore, con tanto di foto di quest’ultimo su LPDH #8, pare di capire che MILLIONAIRE sia proprio un bel tipo!

A corredo, un turbinio di storie brevi tratte da DARK HORSE PRESENTS: in positivo, da sottolineare i finora inediti (in Italia) episodi di MONKEYMAN & O’BRIEN di Art Adams (LPDH #1-3,5) che, più che per le trame in sé, fondano la propria piacevolezza sul segno inconfondibile dell’autore e sul suo approccio giocoso; il piccolo sfoggio di classe di Steve Rude con THE MOTH (LPDH #6); qualche prova comunque minore di autori famosi (Mike Mignola, Paul Chadwick e Frank Miller, gli ultimi 2 con lavori già editi da noi) e poco altro. Più discutibili appaiono altre scelte: storie presuntuose (Chris Warner su LPDH #1), pillole non apprezzabili al di fuori del contesto delle serie di appartenenza (BOMBSHELL, TERMINATOR, GHOST rispettivamente su LPDH #1,2,7), riprese fuori tempo massimo di scopiazzate supereroistiche morte e sepolte (VORTEX su LPDH #3), frammenti di progetti che, per stessa ammissione degli autori, non avranno seguito (WITCH’S SON su LPDH #3-4).
Un discorso a parte meriterebbero poi i fumetti prodotti direttamente dalla LEXY, che negli ultimi numeri sono comparsi con una certa frequenza: si tratta di lavori dai quali traspare chiaramente la grande passione degli autori (quasi tutti interni al gruppo dei collaboratori LEXY), ma che sembrano soffrire della mancanza di una supervisione esterna: non solo per il rischio di risultare più indulgenti con sé stessi e con gli amici, ma anche per la difficoltà di veicolare e rendere comprensibile, a chi legge, una propria intuizione artistica senza la necessaria mediazione di un editor che sia altra persona. Se le prove di Dario Gulli sorrette dalla grafica computerizzata di Simona Angeletti (LPDH #5,7) sono ben scandite e leggibili, suscitano più perplessità quella di Rossi(LPDH #6, di ambientazione maya e dal significato perlomeno oscuro) e quelle di Avogadro (LPDH #3) e del duo D. Gulli/Crivello (LPDH #7), tipici prodotti che noi italiani confezioniamo se vogliamo rifarci agli stilemi più banali in voga oltreoceano.
Vanno infine ricordate le due apparizioni dell’affermato Alberto Ponticelli(LPDH #4,8) improntate alla consueta cattiveria made in SHOCK STUDIO.

I REDAZIONALI:

sono quello che danno a LPDH i connotati di una vera e propria rivista: non solo anticipazioni sulle pubblicazioni LEXY (WORK IN PROJECT), ma pure articoli dei vari collaboratori in rubriche più o meno fisse, interviste con operatori del settore (interessanti quelle agli editor italiani) e con artisti veri e propri (alcune di queste ultime sono riprese dal THE COMICS JOURNAL americano, e tra di esse si segnala sul LPDH #3 una delle tante che Alan Mooreconcede ultimamente), qualche cronologia, e pure pagine dedicate, oltre alla posta, al confronto e dibattito con i lettori. Ne esce una immagine di genuino amore per il fumetto e di grande disponibilità da parte dell’intero staff, che è difficile da riscontrare in una normale pubblicazione professionale.

IL FUTURO PROSSIMO (rispetto al dicembre 2001, nda):

il nuovo ciclo di LPDH si prospetta molto intrigante: sul #9, assieme all’horrorifica OUT FOR BLOOD, per i disegni di Erskine (alla quale si aggiungerà tra poco l’attesa miniserie THE NEVERMEN di Guy Davis) è apparso il primo capitolo della complessa PARADIGM, opera indipendente di Cashel/Haun, un noir a tinte surreali che la LEXY pubblicherà in parallelo all’edizione originale (e’ un peccato che il disegno particolareggiato e l’uso massiccio dei neri di entrambe le opere sia reso di difficile lettura dall’impiego della carta lucida e da una stampa che non appare impeccabile); last but not least, sempre sul #9,  spicca la sana iniezione di rozzezza ad opera dello spassoso Ponticelli
Tra le altre novità: la mensilità ormai effettiva, i redazionali ancor più corposi, il numero di pagine definitivamente passato ad 80 (visto che le 64 finora adottate erano limitative per la mole di materiale che preme per essere mandato in stampa).

In conclusione, LPDH dà l’idea, nonostante la linea editoriale sembri tuttora in fase di assestamento, di essere un organismo estremamente vitale e perennemente in fermento: esperimenti coraggiosi come SOCK MONKEY sono quanto mai la prova che qualcosa di nuovo può sempre saltar fuori, se operazioni meritorie come LPDH saranno dovutamente sorrette dalla fiducia dei lettori.

Da aggiungere senza indugi in casella.

GIUDIZIO GLOBALE:
buono

ULTERIORI INFORMAZIONI

La collana si compose in tutto di 13 numeri e si concluse nel maggio 2012.
Sul web, facendo una semplice ricerca, li ho rintracciati (a distanza di 18 anni) nel sito di Fumetto-online a prezzi normali e possono essere  acquistati anche in blocco digitando questo link
M.B.


LEXY PRESENTS SPECIAL BOOK #1

LEXY PRODUZIONI

Giugno 2001
80 pagine, b/n & colori
brossurato 17×26,
Lire 12.000 (euro 6,20)

Storie di Frank Miller, Steve Purcell,
Mike Mignola, Gary Gianni, P. Craig Russell,
Oscar Wilde, Scott Allie, Galen Showman

Recensione di Stefano Marchesini

Parallelamente al neonato mensile antologico LEXY PRESENTS DARK HORSE,  e ancor prima che questo si assesti per seguito e linea editoriale, la LEXY inizia a proporre, con periodicità da verificare, una raccolta di materiale DARK HORSE leggermente più corposa.
Confortati dal fatto che in quindici anni di attività la casa del cavallino nero ha dato alle stampe molte opere interessanti, speriamo, da lettori, che le due testate non entrino in concorrenza tra di loro o si impoveriscano a vicenda. 
Diamo allora un’occhiata veloce al primo numero di LEXY PRESENTS SPECIAL BOOK, commentandone i contenuti.

LANCE BLASTOFF di Frank Miller: già visto in Italia per i tipi della PLAY PRESS, è il classico lavoro dell’autore affermato dal quale si accetta ormai ogni cosa; il protagonista del titolo, una sorta di caricato macho futurista, dovrebbe essere occasione di critica ironica e divertita nei confronti del politically correct ma, ripensando con nostalgia al sarcasmo ben più corrosivo di ELEKTRA: ASSASSIN e del DARK KNIGHT, si conferma come da troppo tempo Miller non si sforzi più di tanto (si puo’ dire che, come impegno, 2/3 vignette per tavola rappresentino un bell’andare? ).

RUSTY RAZORCLAM di Steve Purcell/Mike Mignola: nelle note la storia viene definita surreale, anzi lo è tanto che le tavole 4 e 5 sono state scambiate nell’impaginazione e probabilmente pochi se accorgeranno; sia quel che sia, vedere all’opera M. Mignola, anche in situazioni lontane dal suo usuale contesto horror, è sempre un piacere; del soggetto, opera di S. Purcell, c’e’ poco da dire: un semplice divertissement e un personaggio strambo che difficilmente rivedremo; come per la storia precedente, anche questa sembra solo un pretesto per tirar dentro a tutti i costi un grande del comicdom.

THE MONSTERMEN di Gary Gianni: i personaggi di questa storia (che ha, con le sue 24 pagine, più respiro delle altre) hanno già vissuto delle avventure inedite e quindi si ha l’impressione di entrare nel cinema a film già iniziato; ciononostante, il mix di atmosfere gotico-pulp, la spumeggiante resa grafica ottenuta con un fitto tratteggio più vicino all’illustrazione che al fumetto, il ritmo veloce della narrazione, offrono una piacevolissima lettura; incuriosisce inoltre quello che dovrebbe essere il character centrale della serie: MR. BENEDICT, ennesimo detective dell’occulto, con qualche secolo sul groppone e il volto celato dietro un elmo medioevale; chissà se la LEXY in futuro ci farà vedere anche gli episodi precedenti.

IL GIGANTE EGOISTA di P. C. Russell: per qualità complessiva è il pezzo forte della raccolta; il tratto raffinatissimo di Russell e la sua straordinaria abilità nell’adattamento di opere letterarie esaltano al massimo la versione a fumetti di uno dei racconti più noti di Oscar Wilde; è affascinante notare come quest’ultimo, caustico e brillante nella sua maschera pubblica e nella maggior parte delle opere, riuscisse proprio in virtù del suo cinismo a costruire freddamente racconti che sembrano dei veri e propri meccanismi di commozione, spesso senza cadere nel patetico; per contro, l’eleganza e la sensibilità interpretativa di Russell veicolano al meglio l’impatto emotivo e narrativo del racconto, producendo l’usuale magico equilibrio tra didascalie e vignette.

DEVIL’S FOOTPRINTS di Scott Allie/Galen Showman , anche questa storia ha un referente letterario, ma solo in termini di ispirazione e ambientazione: LOVECRAFT viene richiamato in modo esplicito a più riprese ( una sua abitazione a Providence fa da sfondo agli esterni e i protagonisti sono sulle tracce del DE VERMIS MYSTERIIS, uno dei tanti grimori lovecraftiani ), ma 8 pagine sono poche per creare una convincente atmosfera d’orrore, nonostante la bravura ed il coinvolgimento sincero degli autori.

Nel complesso questo primo volumetto invoglia senz’altro all’acquisto e alla lettura dei successivi: l’apparato redazionale (ma non e’ una novità per un prodotto LEXY) è quasi ineccepibile (anche se i credits relativi alla coppia Allie/Showman sono più volte invertiti! ), sempre utili le schede sugli autori, interessanti le note a margine di DEVIL’S FOOTPRINTS con tanto di schizzi e layouts; chi è quel burlone che ha fatto descrivere a Showmsn, e poi incluso con il resto, le “figure magiche” di pag. 76?

GIUDIZIO GLOBALE:
buono
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