BATMAN ANIMATO

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BATMAN ANIMATO
di Marcello Vaccari
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In questo articolo cercheremo di sviscerare una delle migliori serie di cartoni animati degli ultimi anni, compresa una completa cronologia, sia dei cartoni, che della serie a fumetti che ne è derivata. L’articolo è molto lungo, quindi armatevi di pazienza e magari salvatevelo su disco per leggerlo con più calma.
Buona Lettura!


La Genesi.

batmanimNel 1990 gli studi di animazione della Warner Bros stavano ottenendo un notevole successo con la serie di cartoni dei “Tiny Toons”, ed il presiedente Jean MacCurdy decise di aumentare il numero delle loro serie animate, chiamando in causa un personaggio oramai collaudatissimo proveniente dalla D.C., casa editrice a loro affiliata. Il personaggio in questione era naturalmente Batman, che stava anche per avere un rilancio per merito dell’imminente uscita del secondo film di Tim Burton. La McCurdy chiamò quindi gli autori che stavano producendo i Tiny Toons, chiedendogli di preparare degli esempi di sfondi e personaggi, ponendo come unica condizione che restassero il più possibile nel solco tracciato dai famosissimi cartoni animati di Superman di Max Fleisher degli anni 40, una delle più alte vette del cartooning di tutti i tempi, paragonabili solo ai contemporanei cartoni di Walt Disney. Le proposte più interessanti furono portate da Eric Radomsky, specialista in sfondi, e da Bruce Timm, che faceva parte dello staff editoriale. La McCurdy comprese immediatamente il potenziale derivante dal mettere insieme gli evocativi sfondi di Radomsky e gli stilizzati personaggi di Timm, ed affidò a loro due il compito di mettere insieme una squadra di animatori e produrre il pilot per una eventuale serie.

I due misero insieme una affiatatissima squadra, che comprendeva il regista Kevin Altieri, lo sceneggiatore Alan Burnett e lo Story-editor Paul Dini, e produssero il primo episodio della serie: On Heather Wings (L’uomo Pipistrello), dove troviamo la presentazione dei principali interpreti della serie: Il commissario Gordon, il detective Bullock, il sindaco Hill, ed il procuratore distrettuale Harvey Dent (che più avanti sarebbe diventato l’arcinemico Due Facce), e naturalmente l’immancabile maggiordomo Alfred. Già dall’episodio pilota si intuisce come questo cartone animato non sia solare e divertente come tutti i cartoni classici, e come era la serie televisiva degli anni 60, ma piuttosto tenebroso e gotico, decisamente sopra le righe rispetto a tutti i cartoni che gli americani erano abituati a vedere. Batman in questo primo cartone animato è braccato dalla polizia come un criminale, accusato di furti che alla fine si scoprono commessi da Kirk Langstrom, alias Man-Bat, il primo degli avversari classici di Batman a comparire nella serie. Dopo avere presentato l’episodio pilota alla Fox, il maggiore network televisivo per ragazzi d’America, i due produttori si vedono richiedere la bellezza di 65 episodi. Il primo cartone mandato in onda però, non sarà il pilota, ma The Cat and The Claw (Gli artigli di Catwoman), dove appare Catwoman, evidentemente in seguito al grande successo ottenuto dalla Pfeiffer nel secondo film di Tim Burton. La serie ha avuto un enorme successo sia di pubblico che di critica, ed ha vinto diversi Emmy Award.

L’animazione è stata affidata a diversi studi d’oltreoceano: Dong Yang, Sunrise, Spectrum, Jade, Blue Pencil, Akom e TMS (la migliore di tutte), e questo ha portato una alterna qualità dell’animazione, non sempre felicissima, ma comunque mediamente buona. In effetti, non tutti gli studi di animazione utilizzati hanno dato un prodotto ottimale, ed in particolare gli episodi prodotti della AKOM avevano bisogno di molti rimaneggiamenti prima dell’edizione definitiva, risultando comunque i più scadenti. La TMS, nettamente il migliore studio di animazione (per credere potete gustarvi la prima parte di “Due Facce”), dopo pochi episodi preferì passare a realizzare una serie prodotta da Spielberg (quella ANIMANIACS attualmente in programmazione su RAI DUE), nome di maggior prestigio, salvo ritornare verso la fine, in quanto quella serie ritardò enormemente l’uscita. Le loro animazioni sono ottime, e per questo gli sono stati affidati quegli episodi che avevano bisogno di particolari “effetti speciali”, come ad esempio le trasformazioni di Clayface.

Dopo l’enorme successo dei primi 65 episodi, la Fox chiese di fare una seconda stagione, e furono messi in cantiere altri cartoni. Visto che dalla lettura degli indici d’ascolto, gli episodi più seguiti risultavano essere quelli dove appariva Robin, venne cambiato il titolo della serie in Batman e Robin Adventures, dove Dick Grayson compare quasi sempre. A questo punto ci furono due problemi: la Fox pretendeva che le storie fossero ancora più infantili ed edulcorate per arrivare ad un pubblico sempre più giovane (e questo infastidiva molto gli autori che avevano ancora meno libertà di esprimersi), e contemporaneamente la Warner (proprietaria dei diritti di Batman) voleva riprendersi indietro il personaggio per usarlo sul proprio canale televisivo. Così furono scartate molte storie già scritte (una di queste diverrà il pluripremiato fumetto MAD LOVE), e vennero prodotti solo 20 nuovi episodi, comunque tutti di ottima fattura. A questo punto i diritti sono ritornati in mano alla Warner, e vi sono voci di una imminente ripresa della serie, con lo stesso staff di autori, che attualmente stà producendo i cartoni di Superman. In questi mesi, è in produzione il secondo lungometraggio animato, destinato alla vendita in videocassetta, che verrà rilasciata in contemporanea con l’uscita del nuovo film al cinema.

I Cartoni

batanim2Cos’hanno questi cartoni animati per distinguersi dai tanti altri in circolazione?

Quando hanno iniziato ad essere trasmessi, molti si aspettavano i soliti personaggi scontati, che facevano le solite zuffe o risolvevano le solite situazioni intricate, facendo passare una ventina di minuti più o meno divertenti e nulla più. Invece queste storie risultano mature e coinvolgenti, con personaggi molto ben delineati psicologicamente, tanto da riuscire ad attivare quel processo di identificazione, così importante per fare affezionare il fruitore alla serie. Questo Batman non è infallibile ed invincibile, sbaglia, cade, viene sconfitto, ma si rialza e torna a combattere come vorrebbe fare ognuno di noi. E non sempre alla fine esce vincitore.

Bruce Wayne è tormentato dalla morte dei genitori, ma non in maniera così ossessiva come nei fumetti degli ultimi tempi, ed ha in Alfred (ottimamente caratterizzato) una spalla saggia e spiritosa allo stesso tempo, sempre pronto a sdrammatizzare le situazioni con una delle sue pungenti battute. Anche la galleria dei cattivi è presentata in maniera splendida, tanto che alcuni personaggi (come Due-Facce ad esempio), sono molto più plausibili che non nella serie a fumetti, e le loro origini sono molto meglio spiegate e credibili. Viene perfino creato un nuovo personaggio che è diventato tanto popolare da lasciare un marchio indelebile anche nella memoria dei vecchi fan dell’Uomo Pipistrello. Sto parlando di Harley Quinn, che è riuscita in breve tempo ad affermarsi come non riusciva ad un personaggio simile dai tempi di Poison Ivy. Robin è presente in pochi episodi della prima serie, mentre è quasi fisso nella seconda, ed è anche lui molto ben ritratto, in particolare con l’ottimo episodio in cui sono narrate le sue origini, uno dei migliori di tutta la serie. E’ ancora l’originale Dick Grayson, che indossa però la versione più moderna del costume, in un mix decisamente azzeccato, che ha rivitalizzato il personaggio. Ottima anche l’idea di confrontarlo con una Batgirl della sua età, che addirittura frequenta la sua stessa scuola.

Uno degli elementi distintivi sono gli sfondi. Scurissimi e stilizzati, sono realizzati con delle tecniche volte a semplificare le tavole, ed a mettere in risalto in particolare la zona in cui si svolge l’azione. E’ stato Eric Radomsky ad avere l’idea di disegnarli su cartoncino nero, in modo da non dover sprecare troppo tempo ad annerire il cielo. In questo modo i palazzi si stagliano in un cielo notturno come squarci di luce che interrompono le tenebre, e più sono vicini alla zona dell’azione, più sono illuminati, e sono quindi maggiormente evidenti i particolari, determinati da ben calibrati giochi di luce ed ombre. Sopra questi sfondi, un poco gotici ed un poco Art Deco’, si muovono personaggi che non sono disegnati in modo realistico, ma nemmeno in modo eccessivamente caricaturale. In questo sono mutuati appunto dai mitici cartoni degli studi Fleisher, amatissimi dagli addetti ai lavori, che vengono presi continuamente come pietra di paragone per tutti i cartoni di Supereroi.

Una eccellente squadra di autori ha ideato i modelli dei personaggi: Batman, Catwoman, Gordon, Hill, Bullock, Two-Face e Harley Quinn sono di Timm. Joker, Alfred, Robin, Killer Croc e Mad Hatter sono di Kevin Nowlan. Riddler e Mr. Freeze sono stati ideati da Mike Mignola. La semplicità con cui sono stati caratterizzati, permette una maggiore fluidità dei movimenti in fase di animazione, in quanto si possono realizzare un maggiore numero di disegni di intercalazione in minore tempo.

La censura.

In America vigilano sui programmi destinati ai ragazzi i severi censori della BS&P (ovvero Broadcast Standards & Practices), che hanno influito parecchio sul prodotto finito. Infatti le norme da loro dettate sono estremamente limitative. Ad esempio si deve assolutamente evitare di mostrare qualcosa che un bambino possa imitare, facendosi del male. Per questo motivo è assolutamente vietato mostrare un personaggio che punta una pistola ad un’altro, ed anzi non si possono mostrare in alcun modo le pistole, tranne che nelle mani della polizia!. Così le armi dei criminali di Gotham, hanno le sembianze di quegli strani mitra in voga negli anni 20, chiamati in gergo “Tommy”, armi che non si possono più trovare da nessuna parte, e quindi considerate innocue dai censori. Inoltre non si può mostrare qualcuno che viene preso a pugni in faccia, o che beve alcolici, e naturalmente non si deve assolutamente vedere del sangue. Un’altra regola d’oro è quella che non si possono raffigurare criminali appartenenti alle minoranze razziali. Ma anche queste regole sono molto elastiche e dipendono da chi le applica in quel momento. Così i registi non potevano mai essere sicuri che un cartone andasse bene fino a che non passava per la BS&P. In certi episodi non potevano assolutamente fare vedere due che si picchiano (pensate come questo possa risultare difficile in una storia di Batman), ed in un’altro invece passavano anche i pugni in faccia. A volte era completamente proibito, addirittura, mostrare dei bicchieri pieni di qualsivoglia liquido, e se per caso una scena doveva svolgersi in un bar, la cosa risultava quantomeno complessa. In alcuni casi comunque i registi sono riusciti a fare passare anche le pistole, magari disegnandole in uno stile inusuale, in modo che fossero poco plausibili. Nonostante tutte queste difficoltà, comunque Bruce Timm assicura che quelli della BS&P non hanno mai influito così tanto da rovinare completamente un episodio, e che tutto sommato svolgono un lavoro importante, a fin di bene.

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LA SERIE A FUMETTI

A seguito del grande successo ottenuto dai cartoni animati, la D.C. ha deciso di fare uscire una serie a fumetti a loro ispirata. A differenza di altri prodotti analoghi (vedi la serie degli X-MEN della Marvel) le storie non sono adattamenti degli episodi a cartoni, ma sono avventure completamente nuove, scritte e disegnate apposta per mantenere lo stesso approccio della serie animata, come se ne costituissero dei nuovi episodi. La realizzazione della serie è stata affidata a disegnatori dallo stile già piuttosto caricaturale, che si sono agevolmente adattati ai disegni stilizzati e dinamici caratteristici della serie animata. Ty Templeton prima, e soprattutto Mike Parobeck poi, sono riusciti perfettamente a trasportare le stesse sensazioni dalla pellicola al fumetto, mantenendo inalterate le caratteristiche vincenti dei cartoni. Anche le storie scritte dal bravo Kelley Puckett, riescono a mantenere la stessa freschezza e leggerezza, e nello stesso tempo a dare profondità e spessore psicologico ai personaggi. In questo modo le storie riescono a darci più livelli di lettura, pur rimanendo semplici e fondamentalmente rivolte ad un pubblico di bambini. Il Batman di queste storie somiglia moltissimo a quello degli anni 40 e 50, solo riletto in chiave più moderna. In questo senso è molto più vicino al personaggio creato da Bob Kane di quello che troviamo sulle quattro testate ufficiali. Disseminate per la serie, ma soprattutto su annual e speciali, ci sono diversi interventi dello staff originale della serie animata, come Brad Rader, uno dei disegnatori che fanno gli schizzi preliminari degli episodi, e gli stessi Paul Dini e Bruce Timm, autori dello splendido albo speciale “Mad Love” considerato dalla critica americana come il migliore comic book dell’anno, e vincitore sia dell’Arvey che dell’Eisner Award. Anche gli ottimi annual della serie sono quasi interamente realizzati dai disegnatori dello studio.

La Play Press ha finalmente portato questa collana anche in Italia, dimostrando un fiuto ben maggiore della Rizzoli, che avendo i diritti di pubblicazione proprio nel momento in cui la serie animata è stata programmata (con gran successo) anche in Italia, è riuscita, ancora una volta, a non approfittare del lancio pubblicitario che ne poteva derivare. Una casa editrice del calibro della Rizzoli avrebbe potuto lanciare un albo ad alta tiratura ed a basso prezzo, catturando tutti quei ragazzini che seguivano avidamente sul piccolo schermo le avventure del loro beniamino, traendone anche un profitto indiretto pubblicizzando l’altra testata di Batman che ancora pubblicavano. E’ invece stata la Play a lanciarsi in questa benemerita iniziativa, seppure un poco in ritardo (ma doveva aspettare che scadessero i diritti in mano alla Rizzoli), così abbiamo potuto finalmente anche noi gustarci queste deliziose chicche. Unico appunto alla serie sono le note. Visto che questa è una serie completamente nuova, quindi senza problemi di continuity, se non con i cartoni animati, le note non sarebbero state necessarie. Se proprio si vuole dare qualche aiuto ai lettori, a parte dare una breve spiegazione dei personaggi che compaiono nella storia, ancora meglio sarebbe stato dare informazioni sugli autori. Perché ad esempio non sottolineare che Martin Pasko e Brad Rader (autori della storia che è iniziata sul N°2 della testata della Play) fanno parte dello staff dei realizzatori dei cartoni animati, invece di fare (come accade peraltro in tutte le testate play) un inutile riassunto della storia?. Sono comunque dettagli secondari di una collana che merita sicuramente un bel 9 in pagella (ma avrebbe potuto anche meritare 10).

 

Tutte le immagini ed i personaggi citati in questo articolosono © e TM, D.C. ComicsWarner Bros

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