GIOVANI TITANI 4

[Image: 081505giovanititani4.JPG]GIOVANI TITANI 4
Testi di Geoff Johns, disegni di Tony Daniel, Paco Diaz, Ryan Benjamin
48 pagine, colore, spillato, 16.8×25.7, Euro 2.95
Planeta/De Agostini

Nel penultimo capitolo di “Titans around the World”, ogni potenziale spunto di novità è soffocato dalla noia di forzate strizzate d’occhio ai lettori di vecchia data. Un incidente d’auto.

articolo di : Fabio Graziano
Penultimo capitolo di “Titans around the World”, secondo ciclo di storie dei Giovani Titani post-Crisi Infinita. Il gruppo di teen-agers è alle prese con un complotto interno, che li conduce ad una lunga indagine in giro per il Globo. Nel mezzo, il destino di un personaggio storico della serie, Raven, il cui futuro è in bilico tra morte e resurrezione.
Onestamente, non sono mai stato un grande appassionato di questa collana. Per gli stessi motivi che non mi hanno fatto apprezzare più di tanto questo stesso numero. A partire dall’atmosfera pesante ed “emo”, con la quale, da lettore “maturo”, non nutro alcuna affinità. Viene da pensare che il target sia quello della generazione di adolescenti da “Tokyo Hotel”, che però, realisticamente, faticherebbe a districarsi fra i continui rimandi alla continuity passata del team. Houston, abbiamo un problema.
Quest’ultimo è forse il tasto più dolente. La storyline in sé è iniziata bene nei numeri scorsi, proponendo anche spunti interessanti, come quello della scoperta degli eroi che hanno rimpolpato le fila dei Titani nel misterioso periodo precedente a “One Year Later”. Ma è tutto troppo fugace, di corsa. E alla fine, pagine e pagine si perdono verso un climax che vede il ritorno di scena di un vecchio personaggio che nessuno ricorda. Anche l’inserimento nel cast di Marvin e Wendy, altra citazione che strizza l’occhio ai lettori di vecchia data, è puramente estetica e non approfondita.
La sensazione è che Geoff Johns voglia soprattutto citare l’opera del suo più celebre predecessore, Marv Wolfman, autore delle storie New Teen Titans negli anni ’80 e ’90. Un percorso che, purtroppo, soffoca ogni potenziale novità in uno svolgimento superficiale e meccanico.
Buoni i disegni dell’artista regolare Tony Daniel, sostituito degnamente, nel secondo episodio dell’albo, da Paco Diaz e Ryan Benjamin.

 

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