INTERVISTA A JIM SHOOTER

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Non è cosa da tutti i giorni poter intervistare uno dei mostri sacri della Nona Arte. Uno la cui impronta è impressa per sempre nella Hollywood Boulevard dei comics, accanto a quelle di pochi altri che, come lui, hanno saputo rinnovare sia il linguaggio che la struttura industriale del medium Fumetto. E’ un piacere raro quello di poter discutere, anche solo in via virtuale, grazie ai prodigi della rete, con uno come Jim Shooter. E scoprire che, dietro le nebbie dell’Olimpo, si nascondono persone come lui, squisite, disponibili e generose.
Glamazonia.it è orgogliosa di poter bagnare il proprio rilancio, che segna l’inizio dei festeggiamenti per il proprio ventennale, condividendo con i lettori del web questo interessante sguardo nella mente di uno dei grandi del Fumetto mondiale.
A supporto della lunga intervista che segue, due speciali tematici sull’opera di Shooter, con biografia essenziale, recensioni, curiosità e dietro le quinte sull’autore statunitense.
Buona lettura!

Speciale Jim Shooter: articoli correlati
(memo: i due articoli sia devono ancora travasare nel blog)
|_ Speciale Jim Shooter: biografia, retrospettiva, e dietro le quinte
|_ Le origini segrete di Solar, l’Uomo dell’Atomo


080509jim_shooter_interviewa cura della Redazione di Glamazonia.it
(traduzione di M. Vaccari e D. Beretta)

Articolo originario pubblicato nel post : L’OSSERVATORE – intervista a Jim Shooter

GLAMAZONIA.IT: Come ti approcci alla sceneggiatura? Parti da un plot generico e poi scendi nel dettaglio, o realizzi tavola per tavola? Scrivi sceneggiature estremamente dettagliate, magari corredate da documentazione fotografica o layout, o lasci libertà di “interpretazione” all’artista?

080509adventurecomics352JIM SHOOTER: Io non faccio nulla di “generico”, spero. Inizio pensando agli eventi che possono entrare nella storia, gli effetti che questi eventi possono avere sui personaggi, e, viceversa, cosa possono fare i personaggi per plasmare questi eventi. Penso a quello che è, o potrebbe essere in gioco, sia in termini di trama che in termini umani. E’ soprattutto un processo a ruota libera – mi chiedo spesso “cosa succederebbe se…?”, e lascio andare la mia immaginazione. Nessun pensiero, nessuna idea è troppo strana a questo punto. Niente è fuori dai limiti. Normalmente scrivo pagine e pagine di note, idee, frammenti di dialogo che mi passano per la testa, personaggi, scene, eventi reali della mia stessa vita che possano avere attinenza, od occorsi a persone che conosco o che mi hanno riferito, qualsiasi cosa. Faccio una lista di parole o cose relative alle idee che mi vengono – ad esempio, se la storia ha a che fare con il mare, probabilmente farò una lista di termini nautici, pesci, navi, ecc.. Libere associazioni. Io faccio un grande sforzo di ricerca sulle idee che mi vengono. All’inizio la ricerca è speculativa – semplicemente mi guardo attorno per altre cose da aggiungere alle mie note e liste-, ma non appena sono certo che qualcosa entrerà nella trama, la ricerca diventa più focalizzata. Faccio anche degli schizzi.

Mentre faccio tutto questo, io penso anche a cosa ho da dire sul personaggio principale. Ho qualche intuizione da offrire? Un nuovo pensiero, un nuovo modo di vedere la cosa… o una “osservazione circa la condizione umana”, come da ex editore usavo dire. Non sto parlando di inserire una trita morale nella storia, o qualche stupida lezione; non solo stupida ironia, e neppure un’ironia intelligente in stile O. Henry [1862-1910, scrittore americano noto per il brillante stile di scrittura, pseudonimo di William Sydney Porter. NdR]. Sto parlando di cose che facciano dire al lettore, “non ci avevo mai pensato in questi termini” o “Non ho mai visto nulla di simile, prima,” o “So esattamente come si sente il personaggio” o “Lo comprendo più profondamente, o in modo diverso, ora, ” o … cose simili.

080509legionofsuperheroes37Ad esempio, nella mia storia di Legion of Super-Heroes intitolata “One Evil”, c’è una sottotrama sulla crisi di leadership. Io conosco bene queste cose, da entrambi i lati: essere a capo di una organizzazione in tempi difficili e essere un subordinato nella stessa situazione. Ho molto da dire su questo soggetto, molte osservazioni da offrire. Se posso trasmettere ai lettori qualcosa di nuovo attraverso i personaggi coinvolti, cosa devono risolvere ed in che modo lo risolvono, questa è una buona cosa.

Questo è il tipo di cose che possono toccare il lettore, coinvolgerlo e far diventare la storia personalmente significativa. E questa è la parte difficile. A volte fallisco clamorosamente. Ogni tanto, credo, ci riesco. Almeno alcune volte nella mia carriera mi è riuscito, a quanto pare, perché alcune persone sono venute da me alle convention e mi hanno detto che qualcosa che ho scritto li ha commossi.
Ricordo storie scritte da Stan Lee, che ho letto da bambino, che mi hanno commosso, e quanto abbiano significato per me. E’ una cosa meravigliosa, rara nel mio caso, ma meravigliosa. Io continuo a provarci.

Scrivere una storia è architettura e anche arte. Una volta ordinate le mie idee, cerco di fare del mio meglio per costruire una storia secondo i principi Aristotelici. Una struttura solida non è solo una formula, è una comunicazione efficace. Molta grande letteratura Western è costruita secondo i principi Aristotelici, così come quasi tutti i telefilm e film.
Tirando le somme, c’è bisogno di una buona storia da raccontare e dell’abilità di raccontarla efficacemente.

Le mie sceneggiature sono molto dettagliate. Fornisco ai disegnatori una grande quantità di referenze, foto, link web, a volte anche schizzi. Ho visto delle “sceneggiature complete” di alcuni altri scrittori che sono meno di 3000 parole per 22 pagine di fumetto. Le mie sono generalmente 12-15.000 parole. Sviluppo le cose piuttosto accuratamente. Questo però non sembra scoraggiare alcuni disegnatori, che malamente ”interpretano”, ignorano roba, e semplicemente macellano le cose. A volte ciò che fanno è estremamente deludente. “Guarda cosa hanno fatto alla mia canzone, Mamma…”
Includo una delle mie sceneggiature, così potrete giudicare da soli quanto siano dettagliate. [Curiosi? Potete vedere la sceneggiatura a questo link!, NdR]

080509avengers160GLAMAZONIA.IT: Se dovessi lasciare ai posteri un solo tuo fumetto, quale sarebbe e perchè?

JS: Non credo che nulla di quello che ho scritto sia abbastanza buono per i posteri.

GLAMAZONIA.IT: Sei stato uno dei primi, negli anni ’80, a vedere le potenzialità dei comic shop, che oggi sono praticamente l’unico canale distributivo degli albi. Quale mercato vedi per i fumetti del prossimo decennio? Ad esempio, uno dei canali in maggiore ascesa è quello delle librerie di varia, che però vedono l’uscita quasi esclusivamente di ristampe del materiale prodotto in primo luogo per l’audience di nicchia delle fumetterie. Quanto pesa per un autore questo conflitto di interessi? Potranno questi due canali interagire diversamente in futuro e rafforzare in qualche modo il mercato dei fumetti in generale?

JS: Will Eisner ed io eravamo amici. Una volta, mentre eravamo a pranzo alla Convention di Chicago, discutemmo del “mercato dei comics”. Io gli dissi che per tre volte nel corso della mia vita i “comics” in America erano quasi morti. Lui mi disse che nel corso della sua vita era successo almeno otto volte! Ogni volta, in entrambe le nostre esperienze, il medium era stato salvato da un determinante cambio nella distribuzione, accoppiato con una rinnovata vena creativa. Io credo che la distribuzione via elettronica/internet sia la prossima “salvezza”. Mi aspetto anche che librerie e fumetterie continuino a contribuire alle vendite. Ora, se solo ci fosse una rinnovata vena creativa, tipo Stan Lee e la Marvel degli anni 60’, o Marvel/DC della metà degli anni 70’/primi 80’…. Tutto quello che posso fare, per ora, è tentare di dare il mio meglio per fare un buon lavoro. Dio, come mi manca Will.

080509starbrand1GLAMAZONIA.IT: Da EIC della Marvel, hai provato in tutti i modi a conquistare un nuovo pubblico, prima con la linea “Star Comics” (fumetti per bambini), con la Epic, e in un certo senso con il New Universe, soprattutto in un fumetto come Starbrand, che ha precorso tantissimo i tempi. Da autore e da manager, qual è il target al quale oggi punteresti di più, e perché? Il fumetto super-eroico è ancora un prodotto destinato agli adolescenti, o è qualcosa di diverso, ora?

JS: Quando ho iniziato alla Marvel nel 1976, la “saggezza” comune in molti grandi nomi tra le figure editoriali/creative li portava a sentenziare che certi tipi di fumetti “non vendono”. La lista dei generi che “non vendono” includeva western, romantici, fantascienza, fantasy, commedia, e altri. Che idiozie!, Ogni volta che qualcuno diceva in mia presenza cose tipo “i fumetti di fantascienza non vendono” o “il western non vende”, io dicevo “mostramene uno ben fatto!”

Due precedenti Editor in Chief della Marvel mi avevano addirittura detto che i “buoni” fumetti non vendono! La loro opinione era che tutto ciò che i lettori volevano era vedere Hulk picchiare in terra e creare onde d’urto che facevano volare via i soldati – ancora e ancora e ancora. A volte citavano albi che vendevano poco come Warlock di Jim Starlin, War of the Worlds di McGregor/Russell e tutto quello che faceva Chaykin, come “prova” che i fumetti belli non vendono. Che idiozia! Posso darvi dozzine di ragioni per cui questi fumetti non vendono così bene come i Fantastici 4 o Spider-Man, nessuna delle quali ha nulla a che fare con l’essere “troppo belli”.

Le vendite dei fumetti negli Stati Uniti in questi ultimi anni sono generalmente patetiche. Quando ero EIC della Marvel, abbiamo cancellato titoli che vendevano poco meno di 100.000 copie al mese. La media delle nostre collane a fumetti era attorno alle 300.000! Attualmente solo pochi fumetti arrivano alle 100.000 copie mensili. La maggior parte degli albi, anche delle maggiori case editrici, racimolano vendite pateticamente basse, molto spesso al di sotto delle 30.000 copie. Fortunatamente, la situazione economica da allora è cambiata, così che gli albi possono sopravvivere con vendite molto più basse rispetto a quando ero alla Marvel. I piccoli editori indipendenti possono rimanere a galla con solo poche centinaia di copie. Questo ha aperto una grande quantità di nicchie.

080509solarmanoftheatom1Pertanto, oggi, la buona notizia è che esiste una maggiore varietà di generi disponibili. La cattiva notizia è la stessa di prima – troppi fumetti, in ogni genere, sono scarsi. “Mostramene uno ben fatto!” si applica ancora.

Qualcuno vi dirà che la ragione delle basse vendite è la carenza di distribuzione. Assurdità. Io credo che se anche ci fossero espositori di fumetti in ogni negozio d’America, farebbe poca differenza. La stragrande maggioranza dei fumetti pubblicati, non sono solo scarsi – sono illeggibili. I disegni sono generalmente meglio che in passato, i testi sono spesso intelligenti e scorrevoli, ma, a scapito di queste qualità, decisamente troppi fumetti sono assolutamente impenetrabili.

Chiunque può comperare un libro qualsiasi, ed essere in grado di leggerlo e capirlo. Chiunque può godersi praticamente qualunque episodio di una serie TV, e, anche non avendo mai visto quella serie prima, è possibile comprenderla e seguirla. Chiunque può andare a vedere qualsiasi film e capirne il senso. Ma se qualcuno che non sia un fan sfegatato prende una dozzina di comics, sarei sorpreso se riuscisse a capirne il senso/comprenderne/seguirne anche solo uno. Anche i fan più esperti trovano molti fumetti scoraggianti da seguire!

Il mestiere di narratore di fumetti è praticamente perduto. Un importante numero di grandi nomi del fumetto hanno convenuto con me quando abbiamo discusso proprio di questo argomento, ma è un problema di difficile soluzione, dato l’enorme ego che hanno spesso i creatori, l’anarchia creativa generale e la mancanza di formazione del personale editoriale.

080509archer&armstrong0Ho avuto un problema simile quando sono diventato Editor in Chief of Marvel nel 1978. Io ho lentamente trascinato i creatori, scalciando e urlando, verso migliori storie e specialmente migliore narrazione, e, guarda un pò, questo ha portato la Marvel alla leadership del mercato – quasi il 70% del totale – e ad una straordinaria era di incredibile creatività! Un grande mestiere non inibisce la creatività, ma la accende! Il nostro VP diceva che la ragione del nostro successo, anche se altre compagnie facevano maggior promozione, migliori valori produttivi, migliore commercializzazione e avevano personaggi più conosciuti e via dicendo, era che noi “li battevamo sotto le lenzuola”. Migliori storie, raccontate meglio.

Quindi, la tanto attesa risposta alla tua domanda è questa: il genere è l’ultima della nostre preoccupazioni. Abbiamo bisogno di produrre storie brillanti ed accessibili: tante, e per molto tempo.
Quando è uscito Watchmen, ha portato molti nuovi lettori nei negozi di fumetti. Gli era piaciuto Watchmen, avevano pensato: “Hey, i fumetti sono belli! Chi lo sapeva?”. Erano venuti a cercare altro buon materiale. E sono rimasti delusi dal trovare troppi pochi fumetti accessibili e divertenti. Noi, come industria, abbiamo bisogno di produrre cose che raccolgano interesse ovunque, e di avere un maggior numero di buoni fumetti che siano pronti ad accogliere le persone e trascinarle nel mondo dei comics.

GLAMAZONIA.IT: Quanto, di ciò che viene prodotto oggi, nasce da esigenze artistiche e quanto è pilotato dal marketing? In particolare, il fumetto statunitense attuale ha ancora un proprio spazio, o viene prodotto in subordine ai fini del merchandising e di -auspicati- passaggi cinematografici?

JS: Penso che molto di quanto le compagnie maggiori producono sia pilotato dal marketing—stupidamente. Credo che abbiano ormai usurato i mega-crossover e le Crisi. Hanno bisogno di pensare a qualcosa di nuovo. Credo che anche molti creatori indipendenti si preoccupino decisamente troppo di eventuali contratti per film e merchandise. Dovrebbero invece affinare la loro arte e focalizzarsi su quella.

GLAMAZONIA.IT: Rapporto di amore/odio tra il fumetto e i nuovi media. Da una parte, concorrenza. dall’altra, uno scambio di idee, simbolismi, linguaggi. Il fumetto è un medium che ha ancora qualcosa da dire in sè e per sè? E’ tempo di fargli intraprendere nuove strade? E per dove?

JS: Da oltre 40 anni si sente parlare di come altri media – specialmente film e video game – dovrebbero uccidere il fumetto. Assurdità. Può e dovrebbe essere un rapporto sinergico. L’adattamento a fumetti di Star Wars della Marvel fu uno dei maggiori successi di vendite di tutti i tempi. I telefilm dell’Incredibile Hulk trascinarono le vendite dei fumetti di Hulk a livelli record. I fumetti hanno ispirato molti film. Ecc.. Non dobbiamo preoccuparci che altri media ci possano uccidere. Ci siamo già riuscendo benissimo da soli.

080509warriorsofplasm13GLAMAZONIA.IT: Restando sul tema del rapporto con altri media, perché sempre più spesso, appena un autore diventa abbastanza famoso, cambia mestiere, diventando illustratore, copertinista, storyboarder per il cinema, animatore?

JS: Soldi.

GLAMAZONIA.IT: Come vedi oggi la situazione del diritto d’autore negli USA?

JS: Fa schifo. Io ho creato personaggi che hanno generato, letteralmente, miliardi di dollari. I Transformers da soli sono una proprietà multimiliardaria. Io non ne ho ricavato nulla, e continuo a non ricavare nulla dal successo di queste mie creazioni, grazie alle nostre leggi antidiluviane sulle proprietà intellettuali.

GLAMAZONIA.IT: Sei d’accordo con chi sostiene che molte “star” di oggi siano in realtà autori che si limitano ad approfittare della lezione di quanti li hanno preceduti, e vengono osannati perché il pubblico, abbastanza ignorante, non conosce i grandi del passato (anche recente)?

JS: Sì.

GLAMAZONIA.IT: Quali autori contemporanei ti sembrano, invece, particolarmente innovativi e creativi, considerando che hai lanciato fior di autori nel periodo in cui eri EIC Marvel?

JS: Non sono proprio aggiornatissimo su tutti i fumetti che stanno uscendo attualmente. Pare ci siano un sacco di buoni disegnatori, anche se molti avrebbero bisogno di imparare molto meglio lo storytelling. Un giovane che io penso valga la pena seguire è Francis Manapul. Lavora più duramente di chiunque altro, ci mette una maggior cura, si sforza di imparare e migliora ad ogni pagina.

080509fatale4GLAMAZONIA.IT: Se dovessi scegliere tre opere da consigliare ad un nuovo lettore, per convertirlo ai fumetti, quali sceglieresti?

JS: Non posso citarne solo tre. In ordine sparso:

Tintin di Hergé;

A Contract With God (e qualsiasi altra cosa) di Will Eisner;

Tutto di Jean Giraud/Moebius;

Zio Paperone di Carl Barks;

Amazing Spider-Man di Lee and Ditko, specialmente le prime 12 storie.

GLAMAZONIA.IT: Si può ancora recuperare il “sense of wonder” della Silver Age nei fumetti di oggi?

JS: Sì. Troppi scrittori e disegnatori perdono troppo tempo a fare “permutazioni” – riciclando vecchi personaggi e vecchie storie. Abbiamo bisogno di creare! E ancora, come un’industria, dobbiamo imparare il nostro mestiere.

G.IT: Grazie mille per la sua disponibilità, Mr. Shooter.


[Image: 080509jim_shooter_interview.jpg]
GLAMAZONIA.IT INTERVIEWS JIM SHOOTER
— english version —

080509jimshooterGLAMAZONIA.IT: How do you approach scripting? Do you start from a generic plot and then you develop it, or do you plan panel by panel? Are your scripts extremely detailed, with photographic documentation or layouts, or do you leave it to the artist to interpret what you write?

JIM SHOOTER: I don’t do anything “generic,” I hope. I start by thinking about events that might be in the story, the effects those events might have upon the characters and, conversely, how the characters would shape the events. I think about what is, or might be at stake, both in plot terms and in human terms. This is very much a freewheeling process—I play “what if…?” a lot and imagine recklessly. No thought, no idea is too far out at this stage. Nothing is out of bounds. Usually, I write down pages and pages of notes—ideas, snippets of dialogue that occur to me, character bits, scene ideas, real events from my own life that relate, events from the lives of people I know or have heard tell of that relate; whatever. I make lists of words or things that relate to the ideas that come up—for instance, if the story might involve the sea, I’ll probably make lists of nautical terms, fish, ships, etc. Free association. I do a great deal of research into the ideas that come up. At first, the research is speculative—just poking around for more items to include in my notes and lists—but as I become more sure that something is going to end up in the script, the research becomes more focused. I even make sketches.

While doing all of the above, I’m also thinking about what I have to say about the subjects that emerge. Do I have any insight I can offer? A new thought, a new way to look at something…or an “observation about the human condition,” as a former publisher I knew used to say. I’m not talking about building a corny moral into the story, or some stupid lesson; not just a stupid irony, or even a clever O. Henry-style irony. I’m talking about things that make the reader say, “I never thought of things that way before,” or “I’ve never seen anything like that before,” or “I know just how that character feels,” or “I understand that more deeply, or in a different way, now,” or…whatever.

For instance, my ongoing Legion of Super-Heroes story, entitled “One Evil,” has a subplot about a leadership crisis. I know about such things from both sides—being the leader of an organization in difficult times and being a follower in such a situation. I have plenty to say about that subject, plenty of insights to offer. If I can convey to the readers something new via the characters involved, what they go through and the way they go through it, that’s a good thing.

Those are the kind of things that can touch the reader, involve the reader and make a story personally meaningful. And, that’s the hard part. Often, I fail spectacularly. Once in a while, I think, I succeed. At least a few times in my life I’ve succeeded, apparently, because a few people have come up to me at conventions and told me that something I wrote moved them.

I remember stories Stan Lee wrote, that I read as a kid, that moved me, and how much they meant to me. It’s a wonderful thing. Rare, in my case, but wonderful. I keep trying.

Writing a story is architecture as well art. Once I have my ideas sorted out, I try my best to build a story using Aristotelian principles. Solid structure is not formula—it’s effective communication. Most great Western literature is built using Aristotelian principles, as are pretty much all television and movies.

Summing it up, you need a good story to tell and the ability to tell it effectively.

My scripts are very detailed. I provide the artist a great deal of reference—photos, web links, even sketches, sometimes. I’ve seen some other writers’ “full scripts” that are less than 3,000 words for 22 comics pages. Mine are generally 12-15,000 words. I work things out pretty thoroughly. That doesn’t seem to stop some artists from high-handedly “interpreting,” though—and ignoring things, and just plain butchering things. Sometimes, what they do is extremely disappointing. “Look what they done to my song, Ma….”

I attach one of my scripts, so you can judge for yourself how detailed they are. [Are you curious? You can check the script by yourself at this link!, NdR]


GLAMAZONIA.IT: If you had to leave only one of your works to posterity, what would it be, and why?

JS: I don’t think anything I’ve ever written is good enough for posterity.

GLAMAZONIA.IT:  In the 90s, you have been one of the few to understand the potential of comic shops, that nowadays are the prevailing distribution channel for comic books. What do you foresee for the next decade? For example, a rising new channel are the bookstores, that sell mostly reprints of material originally offered to comic shops’ regular customers. How much could this “clash of interests” be a burden for an author? Could those two channel interact differently in the future and strenghten the comicbooks market itself?

JS: Will Eisner and I were friends. Once, while we were having breakfast at a Chicago Con, we discussed the “comics market.” I told him that three times in my lifetime, comics almost died out in America. He said that it happened eight times in his lifetime! Each time, in both our experiences, the medium was saved by a major change in distribution coupled with a creative surge. I think that electronic/Internet distribution is the new distribution “savior.” The bookstores and comics shops, I expect, will continue to contribute sales. Now, if only a creative surge would occur, like Stan Lee’s Marvel of the 1960’s, or Marvel/DC of the mid-1970’s/early ‘80’s…. All I can do, for now, is try my best to do good work. God, I miss Will.

080509starbrand1GLAMAZONIA.IT:  In your tenure as Editor-in-Chief of Marvel Comics, you tried to attract a new audience, at first with the “Star Comics” line (for children), and then with Epic, and in a certain way with the New Universe, mainly with a title such as Starbrand, which was years ahead of its time. As an author and a manager, which one do you think is the most promising “target” for comics right now, and why? Is the super-hero genre addressed only to teenagers, or is it something else now?

JS: When I started at Marvel in 1976, the common “wisdom” among many big-name editorial/creative people was that certain kinds of books “don’t sell.” The genres on the “don’t-sell” list included Westerns, romance, science fiction, fantasy, comedy and more. What idiocy! Every time someone in my presence said anything like, “Science fiction books don’t sell,” or “Westerns don’t sell,” I would say, “Show me a good one!”

Two former Editors in Chief of Marvel actually said to me that “good” books don’t sell! Their opinion was that all the readers wanted (they referred to these generic readers as the fans from “Fudge, Nebraska”) was to see the Hulk slam the ground and make the shockwaves that knocked the soldiers over—again and again and again. They often cited lower-tier books like Jim Starlin’s Warlock, McGregor/Russell’s War of the Worlds and anything Chaykin did as “proof” that good books don’t sell. Again, what idiocy! I can give you dozens of reasons those books didn’t do as well as the Fantastic Four or the Amazing Spider-Man, none of which have to do with them being “too good.”

Sales of comics in the United States these days are generally pathetic. When I was EIC at Marvel, we’d cancel any title that fell near 100,000 copies a month. Our line average was around 300,000! Today, few books reach as high as 100,000 a month. Most mainstream books from major publishers scrape by with pathetically low sales numbers, many under 30,000. Fortunately, the economics of the business have changed so that titles can survive at much lower sales figures than when I was at Marvel. Small indies can hang on with sales of only a few thousand copies. This has opened up a lot of niches.

Therefore, today, the good news is that there is a much wider variety of genres available. The bad news is the same as before—too many books in every genre just aren’t good. “Show me a good one!” still applies.

Some will tell you the reason for low sales is lack of distribution. Nonsense. I believe that if there were comics racks in every store in America, it would make little difference. The overwhelming majority of comics published here are not only not good—they’re unreadable.

The art in comics is generally better than ever, the writing is often clever and glib, but in spite of that, far too many comics are utterly impenetrable.

Anyone can pick up almost any novel off of the rack—and they’re able to read it and understand it. Anyone can turn on almost any episode of any TV show—even if they’ve never seen that show before, they can get the gist and follow it. Anyone can go to almost any movie—and they can make sense of it. But if anyone other than a hardcore fan picks up a dozen comics at random off the rack, I’d be surprised if they could make sense of/understand/follow even one of them. Even hardcore fans find many comics daunting to follow!

The craft of comics storytelling is all but lost. A Who’s Who of industry bigshots have privately agreed with me when we’ve discussed exactly this subject, but it’s a tough problem to fix, given the often huge egos of the creators, general creative anarchy and lack of trained editorial people.

I had a similar problem when I became Editor in Chief of Marvel in 1978. I slowly dragged the creators kicking and screaming toward better stories and especially better storytelling, and, oh, by the way, that led to Marvel surging to leadership of the industry—almost 70% market share—and a truly amazing era of incredible creativity! Good craftsmanship doesn’t inhibit creativity—it ignites creativity. Our VP of circulation used to say that the reason we were so successful, even if other companies out-promoted us, had better production values, marketed better, had more well-known characters, whatever, was that we “beat ‘em between the covers.” Better stories better told.

So, the long-winded answer to your question is this: genre is the least of our concerns. We need to produce brilliant and accessible work—a lot of it, for a long time.

When Watchmen came out, it brought a lot of new readers into comics shops. They enjoyed Watchmen, thought, “Hey, comics are cool! Who knew?” They went looking for more good stuff. They were disappointed to find too few other accessible, entertaining things. We, as an industry, need to produce things that sweep the nation—and have more good things waiting for people who get swept up into comics.

080509secretwars1G.IT: How much material produced nowadays is created for artistic reasons, and how much is influenced by marketing? Are all american comics right now subdued to merchandising purposes or to possible film adaptations?

JS: I think that a lot of what the big companies produce is driven by marketing concerns—foolishly. I think they’ve worn out the mega-crossovers and Crises. They need to think of something new. I think a lot of the indie creators worry about and hope for movie and merchandise deals way too much. They should learn their craft and focus on that.

GLAMAZONIA.IT:  Love/Hate between comics and new medias: on one hand, competition; on the other hand, an exchange of ideas, symbolism, languages. Are comics a medium that can keep its own identity? Is it time to let it look for new ways to go?

JS: I’ve been hearing about how other media—especially film and video games—are going to kill comics for over 40 years. Nonsense. It can be and should be a synergistic relationship. Marvel’s Star Wars comics adaptation was one of the biggest sellers of all time. The Incredible Hulk television show drove the sales of Hulk comics to record levels. Comics have inspired many movies. Etc. We don’t have to worry about other media killing us. We’re doing a good job of it ourselves.

GLAMAZONIA.IT: Regarding your approach to other medias: why do comics creators always change job, the moment they’re famous enough? (Illustrator, cover artist, ads, storyboard artist, animator, novelist, screenwriter)

JS: Money.

GLAMAZONIA.IT:  What do you think about the current situation of copyright in the USA?

JS: It stinks. I have created properties that have generated, literally, billions of dollars. Transformers alone is a multi-billion dollar property. I have gotten nothing and continue to get nothing out of the success of these creations, thanks to our antediluvian intellectual property laws.

080509unity0GLAMAZONIA.IT: Do you agree with those who think that lots of today’s “stars” take undue advantage of the example of their predecessors, and are acclaimed by a pretty ignorant audience that doesn’t know about yesterday’s “masters”?

JS: Yes.

GLAMAZONIA.IT: Considering how many artists’ careers you launched during your tenure as Editor-in-Chief of Marvel Comics, what are the contemporary artists you judge more innovative and inventive?

JS: I’m not up to speed with all of what’s going on in comics these days. There seem to be a lot of good artists, though many need to learn a great deal more about storytelling. One young guy worth watching, I think, is Francis Manapul. He works harder than anyone, cares more, strives to learn and gets better every page.

GLAMAZONIA.IT: : If you had to recommend three works to someone who doesn’t read comic-books at all, what would they be?

JS: Can’t do just three. In no particular order:

Tintin by Hergé

A Contract With God (and pretty much anything else) by Will Eisner

Anything by Jean Giraud/Moebius

Uncle Scrooge by Carl Barks

Amazing Spider-Man by Lee and Ditko, especially #1-12

There are many more that belong on this list, including, probably, many I’m unaware of and many I’m forgetting.

GLAMAZONIA.IT:  Do you think it’s still possible to bring back in comics the “sense of wonder” of the Silver Age?

JS: Yes. Too many writers and artists spend too much time playing permutations—recycling old characters and old stories. We need to create! And, again, as an industry, we need to learn our craft.

 Thank you very much for your willingness, Mr. Shooter.

 

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