SANDMAN 30th Anniversary: SOFT PLACES

Quinta puntata dello speciale di Glamazonia, con l’apporto di Fumettomania, dedicato ai Trent’anni di Sandman.
Dopo l’introduzione di Marcello Vaccari (fondatore di Glamazonia), l’analisi di “Vite Brevi”, l’articolo di Alessandro Assiri (“Sogna ragazzo sogna” Perché per tutti arriva inevitabile il momento in cui sognare è  l’ultimo rifugio), e l’approfondimento “Sulla figura di Hamnet fra Ulisse e Titania: Gaiman autore post-modernista”, sarà ancora una volta Fabio Ciaramaglia a guidarci in questo bellissimo viaggio nel Reame del Sogno.
Seguiamolo. E dopo aver letto l’articolo condividetelo, grazie
Mario B.


 

Spunti sparsi e semi-disorganizzati su

“Soft Places”

di Fabio Ciaramaglia

Shopenhauer già scrisse che la vita e i sogni erano fogli di uno stesso libro,
e che leggerli in ordine è vivere; sfogliarli a caso, sognare.


J.L. Borges, Otras Inquisiciones

Cover del n. 39 di Sandman. © degli aventi diritti


A mio avviso uno dei numeri più importanti della saga di Sandman è il #39, intitolato “Soft Places(zone soffici, posti morbidi). E’ questo una delle pochissime storie che non appartengono a saghe più lunghe, ma non per questo è completamente slegata dall’ampio respiro di tutta la storia.

Le cosiddette zone soffici sono quelle parti del Reame del Sogno poste ai confini e che quindi per questo sono a maggior contatto con il “Mondo degli Svegli”. Come dice Fiddler’s Green (Il Paradiso dei Viaggiatori), prima erano tantissimi questi posti, mentre ora ne sono rimasti pochissimi: alcune migliaia di chilometri quadrati al centro dell’Australia (una zona non colonizzata dall’Uomo Occidentale), un paio di isole nel Pacifico (Isola di Pasqua?), un campo in Irlanda (Hill of Tara?) e una Montagna Provvisoria in Arizona (o una leggenda urbana o una indiana). Il tempo è in questi posti dilaniato completamente, “è come lanciare sassi nell’acqua, si increspa intorno”. In questo modo accade che si incontrino Marco Polo (1273), Rustichello da Pisa (1298, secondo la prefazione a Il Milione), Fiddler’s Green (1992) e un Morfeo appena scappato dalla prigionia (1989, durante “Preludes and Nocturnes). Per dimostrare infine che l’episodio si inserisce perfettamente nella continuity, Fiddler’s Green dice che era annoiato dalle continue passeggiate e smancerie del suo Signore e una sua nuova fiamma: è quella Thessalie che ha conosciuto in “A Game of You e per la cui perdita sarà triste all’inizio di “Brief Lives. Gli spunti di questa storia sono moltissimi, ma avendo io stesso le idee un po’ confuse, darò una parvenza di ordine con dei sottoparagrafi.

I)  Durante la penultima saga della serie (The Kindly Ones), Fiddler’s Green viene ucciso dalle Furie. Nell’ultima (The Wake), nell’opera di rifondazione, il nuovo Sogno [1] lo resuscita, come ha fatto per gli altri “caduti in battaglia” (Abele, Mervyn), tuttavia Fiddler’s Green rifiuta questo ritorno in vita e chiede di tornare al suo meritato ed eterno riposo. La possibile interpretazione è la seguente: essendo Fiddler’s Green, il Paradiso dei Viaggiatori, inteso però più nel senso di “esploratori” che di “turisti”, semplicemente non ha più senso di esistere (forse potremmo escludere le esplorazioni spaziali), se non in quelle zone soffici in cui i tempi si mischiano e può incontrare i viaggiatori-esploratori del passato (Marco Polo, in questo caso). Questo spiegherebbe facilmente anche quel senso di noia che lo spinge ad intrufolarsi nell’intricata storia di Rose Walker (Sandman #15-16).

II)  Un’influenza principale per questa storia è quasi sicuramente il libro Le città invisibili di Italo Calvino. In esso, Calvino riprendendo per mano lo stile del Milione di Marco Polo (si ricordi, dettato a Rustichello da Pisa), porta all’eccesso quel suo talento nel descrivere le città: “non solo il paesaggio, o gli affari, ma l’anima stessa della città, ciò che ne costituiva l’essenza, l’unicità…” dice Rustichello, aggiungendo poi che mentre il Kubilai Khan restava nel suo palazzo, Marco intanto “viaggiava, attraverso tutte le città del suo impero, e di ritorno gliele descriveva”. Come detto Calvino ha portato alla sublimazione questa abilità descrittiva di Marco fino a farlo diventare un creatore stesso di città, i cui nomi sono addirittura inventati e le quali sembrano essere il frutto del sogno: quasi un ulteriore dono che gli fa Sandman per l’acqua donatagli da Marco in questo episodio.

III)  La poesia romantica è sicuramente conosciuta da Gaiman. In quest’ambientazione chiunque che abbia un minimo di rudimenti di letteratura inglese riconoscerà che Kubla Khan (1798) di S.T. Coleridge sembra avere qualcosa a che fare con questo episodio, ma cosa è tutto da scoprire. Nella breve introduzione che fa Coleridge alla poesia, egli narra di come si sia addormentato per tre ore dopo i fumi dell’oppio e dopo aver letto “Purchas His Pilgrimage” (1613) che narrava per l’appunto della costruzione del palazzo del Kubilai Khan; un sogno, una visione, di immagini e suoni e colori fu interrotto da un inaspettato visitatore e il poeta cercò di riportare in versi quello che aveva vissuto in quegli attimi. I legami con il sogno sono già evidenti, ma un’interessante teoria di Jorge Luis Borges nel suo Otras Incuisiciones (1960) li sottolinea ancor di più. Nel saggio intitolato Il Sogno di Coleridge, Borges dice che vent’anni dopo il sogno (e la poesia), a Parigi apparve in frammenti una storia universale persiana, il Compendio di Storie di Rashid ud-Din (datata XIV secolo) in cui, si può leggere: “Ad est di Shang-tu, Kublai Khan eresse un palazzo, secondo un piano che aveva visto in un sogno e che aveva serbato nella memoria” e chi scrisse questo era il visir di Ghazan Mahmud, un discendente di Kublai.


Citando Borges: “Un imperatore mogol, nel secolo XIII, sogna un palazzo e lo edifica conformemente alla visione; nel secolo XVIII, un poeta inglese che non poteva sapere che la fabbrica era nata da un sogno, sogna un poema sul palazzo. Confrontate con questa simmetria, che opera con anime di uomini dormienti e abbraccia continenti e secoli, niente, o ben poco sono, mi pare, le levitazioni, resurrezioni e apparizioni di libri pietosi. […]. Al primo sognatore fu concessa nella notte la visione del palazzo, che poi costruì; al secondo, che non seppe del sogno dell’altro, il poema sul palazzo. Se lo schema non viene meno, un lettore di Kubla Khan sognerà, una notte dalla quale ci separano i secoli, un marmo o una musica (o un fumetto, ndr). Quell’uomo non saprà che altri due sognarono; forse la serie dei sogni non ha fine, forse la chiave sta nell’ultimo.”

Purtroppo temo che Gaiman sapeva che gli altri due sognarono, ecco perché ha solo sfiorato la serie dei sogni. Tornando comunque al nostro episodio, il passo in cui Rustichello narra del Deserto di Lop, si legge fra l’altro: “Anche alla luce del sole gli uomini sentono le voci di questi spiriti. Molte volte sembra di udire la melodia di tanti strumenti musicali, specie di tamburi, insieme al clangore delle armi”. Sembra proprio la reazione di Coleridge al risveglio, con il suo tentativo di riportare non solo la bellezza del paesaggio, ma anche la violenza (contrasti caldo-freddo, la donna e il suo amante demone, e le “ancestral voices prophesying war”), i suoni (la donna abissina), e il tentativo di bere quel latte del Paradiso negato all’uomo (e forse per questo lo sentiamo più vicino a Lady Delirium piuttosto che a Sogno).

IV) Per un sistema di richiami interni, questo episodio è collegato a Exiles, #74 della serie Sandman. Tuttavia, a parte il medesimo uso dei Soft Places, mi sembra più funzionale alla serie stessa (l’incontro con il vecchio e il nuovo Sogno), più che aperta alle divagazioni su presentate. Ciononostante ammetto che potrebbe essere mia ignoranza o cecità culturale che mi impediscono un analogo studio.

Visti questi numerosi spunti (e chissà quanti altri ce ne sono), cito per l’ennesima volta Borges: “Per le menti classiche, l’essenziale è la letteratura, non gli individui. George Moore e James Joyce hanno incorporato nelle loro opere pagine e frasi di altri”. Gaiman ha fatto questo pur riuscendo a creare degli individui: è un classico ed è un moderno che sembra semplicemente dirci su Sandman, con dei versi di Keats

Was it a vision, or a waking dream?

Fled is that music: Do I wake or sleep?
[2]

Bibliografia Minima

Neil Gaiman, John Watkiss: Soft Places, Sandman #39, DC Comics e poi raccolto nel volume Fables and Reflections.
Pubblicato in italiano, la prima volta, dalla Magic Press sul numero 23 di Il Corvo Presenta (spero di non sbagliarmi) e ristampata sul volume Favole e Riflessi.

Italo Calvino, Le città Invisibili, Mondadori

Jorge Luis Borges, Altr Inquisizioni, Feltrinelli

Samuel Taylor Coleridge, La Ballata del vecchio marinaio e altre poesie, Newton Compton


[1] Era Daniel, il figlio del Sandman Silver Age. Daniele è il nome del profeta che interpretava i sogni di Nabucodonosor nella Bibbia: un’evidente contrapposizione Paganesimo-Cristanesimo sembra delinearsi in tutta la saga, ma questo punto richiederebbe uno spazio e tempo maggiore di una nota. D’altronde lo stesso nuovo Sogno risponde a Caino che lo chiama Morfeo (“Non Morfeo. Non ho diritto a quel nome. Io sono Sogno degli Eterni: nient’altro”) quasi rinnegando la sua matrice classico-mitologica che aveva caratterizzato il suo predecessore per connettersi maggiormente a quello biblico degli Endless.

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