SPECIALE JAMES BOND – SECONDA PARTE: I Romanzi e i fumetti

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RIPROPOSTA


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JAMES BOND

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Questo articolo in origine (1997-98)  era molto lungo ed articolato, ed era stato diviso in più parti che comprendevano:

1. L’autore
2. I Romanzi e I fumetti
3. I film
4. Personaggi

A corredare il tutto una completa cronologia di TUTTO quanto uscito di 007 fino al 1998.

Nella sua riproposizione è diventato uno speciale che stiamo ri-pubblicando diviso in 4 articoli, a distanza di pochi giorni uno dall’altro, ecco il secondo articolo.
Mario B.

IL CASO BOND – LA VERSIONE LETTERARIA

Articolo di Rino Monreale

Nello scrivere, Ian Fleming aveva utilizzato la sua conoscenza dell’ambiente spionistico, unita alla sue esperienze professionali e di viaggio, e le aveva riversate nei suoi romanzi assieme a una buona dose di fantasia e di esotismo.
A cosa si sia ispirato Fleming nella creazione di James Bond è difficile da dire, infatti all’interno del personaggio si possono percepire molte influenze.
Alcuni referenti sono nei fumetti: “L’Agente X-9 contro il Dominatore” di Alex Raymond e Dashiell Hammett, “Steve Canyon” di Milton Caniff, “Spirit” di Will Eisner, introducono molti elementi e situazioni usate da Fleming nella
narrazione. Fleming, era giornalista, e conosceva sicuramente questi personaggi, che erano pubblicati sui quotidiani.
Mickey Spillane, il creatore di Mike Hammer, di cui Fleming era appassionato lettore, è stato sicuramente fonte di ispirazione, con le sue avventure eccitanti, brutali e inverosimili.
Anche il lungo ciclo che, fin dagli anni ’30, l’inglese Leslie Charteris dedicò a “Simon TEMPLAR alias The Saint (il Santo)”, un personaggio soprannominato in seguito “l’ultimo dei Lupin, il primo dei Bond“, fu certo significativo per Fleming.

Come narra la leggenda creata dallo stesso Fleming, il nome del suo personaggio non ha nessun riferimento con Bond Street (la strada chic di Londra ricca di negozi eleganti), e neppure con i vari significati della parola “bond” in inglese (legame, confederazione, titolo commerciale); in realtà quel nome venne scelto in onore dell’ornitologo James Bond autore dell’opera “Gli uccelli delle Indie Occidentali“, che l’autore teneva nella sua libreria di “Goldeneye“. Quel nome fu adottato da Fleming per la sua incisività e per la sua assoluta ordinarietà.

Sul piano puramente letterario l’opera di Fleming è stata oggetto di parecchie critiche. Stilisticamente è meno valida di quella di altri scrittori di thriller o di romanzi di spionaggio contemporanei: come Le Carré, Ambler, Graham Greene. E` meno situazionale, cioè meno preoccupata di coinvolgere i sentimenti del lettore nella situazione e nello stato d’animo del protagonista.

E’ più dedita all’azione, all’esotismo, all’effetto spettacolare, agli aspetti più epidermici di una improbabile e variegata umanità, sia maschile che femminile.
In definitiva “Fleming rinuncia alla psicologia come motore narrativo e trasferisce caratteri e situazioni a livello oggettivo. Senza saperlo Fleming passa dal metodo psicologico a quello formale.” (Umberto Eco)

“Casino Royale” è decisamente un bel romanzo perché reinventa e attualizza il romanzo poliziesco e quello di spionaggio, facendo invecchiare di colpo tutti i classici inglesi scritti fino ad allora, affiancandosi con pari dignità alla scuola “Hard Boiled” americana.

Ma la spregiudicatezza sessuale di James Bond, la violenza costante delle sue avventure e il manicheismo anticomunista di Ian Fleming irritarono fin dal primo apparire dei romanzi una molteplicità di critici che si lasciarono andare a una serie di giudizi durissimi, certamente non infondati, ma quasi sempre viziati da una visione troppo partigiana. Cito qualche campione tra i più significativi:

“Voyeurismo e sadomasochismo sono alla base dell’interesse abnorme suscitato dai libri del signor Fleming. Ciò che risulta chiaro da questi romanzi è la totale assenza di ogni etica, si tratta unicamente di sensazioni più o meno forti.”

“… il suo lato più sinistro è il culto per quel tipo di lusso praticato con mentalità da inserzionista pubblicitario e per il gusto dell’emulazione.”

In definitiva Fleming fu accusato di “immoralita, violenza, sadismo, snobismo, e di avere verso il sesso l’atteggiamento di uno scolaro sporcaccione”

“… gli ingredienti di questo autore sono: sadismo da bullo, smanie erotiche da adolescente frustrato, e desideri snobistici da povero adulto suburbano; che servono benissimo allo scopo di fornire glamour e sofisticherie al consumo di massa.”

Per Fleming, che si era lanciato nell’ideazione delle avventure di James Bond con la totale certezza di successo, e pensava di scrivere per un pubblico d’élite, queste affermazioni furono fonte di notevole irritazione e di amara delusione.
Ma in realtà “Casino Royale” è decisamente un bel romanzo perché reinventa e attualizza il romanzo poliziesco e quello di spionaggio, facendo invecchiare di colpo tutti i classici inglesi scritti fino ad allora, affiancandosi con pari dignità alla scuola “Hard Boiled” americana.
Da questo momento infatti “l’investigatore” diventa anche giudice e giustiziere, o più verosimilmente, diventa anche assassino. E’ la logica della guerra fredda, della lotta tra spie, tutto quello che preferite: ma in tutto questo l’intera società è coinvolta: essendo 007 pagato con i soldi dei contribuenti. E per gli avversari, vale il punto di vista opposto, lui è un killer e basta. Insomma il Bene e il Male sono solo una questione di schieramenti.
Una presa di posizione talmente cinica, non poteva che infastidire gli illustri critici letterari, abituati a considerare il delitto una specie di gioco di società.

Comunque Fleming dopo i primi romanzi inizio a correggere leggermente il tiro, il suo modo di scrivere, e di costruire le storie migliorò.

Il riconoscimento ufficiale però tardava ad arrivare, ma dopo un primo periodo di delusione egli riprese a scrivere con maggiore zelo, e il suo modo di costruire le storie migliorò. Questo Tutto ciò inizialmente si concretizzò nello splendido DALLA RUSSIA CON AMORE, e poi nella nascita di due fantastici “Grand Villain” come il Dr. No e Goldfinger. In seguito, abbandonando le tematica più apertamente anticomunista nacque la “mitica” SPECTRE.

Così col passare del tempo il successo dei volumi andò dilagando in forma strepitosa e ciò costrinse altri critici a occuparsi della faccenda, i quali per poter dire cose nuove furono costretti a rovesciare il punto di vista precedente. Uno per tutti. Umberto Eco commentò: “E’ singolare che Fleming sia anticomunista con la stessa indifferenza con cui è anti-nazista. Non è che in un caso sia reazionario e nell’altro democratico, è semplicemente un manicheo per ragioni operative…
Fleming scrive bene nel senso più onesto e banale del termine, ha ritmo, pulizia, un certo gusto sensuoso della parola. Questo non significa che Fleming sia una artista, egli tuttavia scrive con arte.

Uno dei riconoscimenti più lusinghieri Fleming lo ebbe da Pierre Boileau e Thomas Narcejac, francesi, teorici del romanzo poliziesco, e autori dei romanzi di “I Diabolici” e “La donna che visse due volte”:
Fleming quando racconta procede con calma, come di rado fanno gli autori che, con il pretesto di scrivere un romanzo d’azione, procedono secchi, rapidi, e accumulando episodi. Fleming invece si ferma sul particolare, racconta; perché a volte l’aneddoto importa più della storia.
Comincia con una schermaglia, e non mostra alcuna fretta di lanciare Bond nell’azione: anzi ci fa mettere ben comodi, ci ammansisce con una miriade di particolari assolutamente reali. Ma appena si accorge di aver catturato la nostra attenzione non esita a fare ciò che tutti i grandi narratori popolari hanno fatto prima di lui: ci immerge nella peggiore inverosimiglianza. Fleming ha anche riscoperto i temi che ci incantavano nella nostra infanzia: il tesoro da scoprire, il mostro da abbattere, l’eroe legato al palo della tortura, il cattivo da combattere, la fanciulla nei guai da salvare…(Pierre Boileau-Thomas Narcejac).

Morto Fleming da quasi trent’anni, i romanzi continuano però ad uscire su licenza degli eredi, segno di un continuo interesse verso il personaggio.

Dopo un primo tentativo di scarso successo, IL COLONNELLO SUN di Robert Markham (alias Kingsley Amis) del 1968 (un buon romanzo, nonostante lo scarso successo). Le uscite sono riprese nel 1980 per mano di John GARDNER, noto scrittore inglese di romanzi di spionaggio e di avventura (sua è la divertente serie dedicata a Boysie Oakes detto il Liquidatore).

Si tratta di una operazione sfacciatamente speculativa che non ha incontrato il favore dei veri fans. Gardner infatti ostenta uno stile letterario addirittura estraneo a quello di Fleming; più simile a quello di scrittori come Sidney Sheldon o Scott Turow (sic!), che scrivono come se stessero preparando delle sceneggiature. Le vicende sono descritte in modo freddo e poco accattivante, appesantite da grossi momenti di noia, che i pur cospicui momenti di azione non riscattano.
Si intuisce tra le righe che lo scrittore non ama il personaggio, e che per lui si tratta solo di un compito da svolgere. Fondamentalmente però, i romanzi di Gardner non sono male, sono accettabili, come molti altri del genere, se si accetta il fatto che il suo personaggio non è James Bond!
Manca in essi quel pizzico di sapore forte, cioè quella punta di sincero sadismo con cui Fleming colorava le scene più forti (patimenti e torture), manca quel tono voluttuoso di compiaciuta sensualità con cui insisteva feticisticamente su oggetti preziosi o inquietanti ampliandone il significato normale ad altri devianti. In altre parole, mancano tutti quegli ingredienti che più davano fastidio in Fleming, ma che indubbiamente ne costituivano la caratteristica più personalizzante.

LA VERSIONE A FUMETTI

Dopo i primi successi dei romanzi apparvero subito evidenti, ad alcuni, le potenzialità del personaggio 007. Fleming lo aveva creato con un pensiero rivolto già al cinema, il personaggio era quindi perfetto per quella forma di comunicazione intermedia tra cinema e letteratura che è il fumetto.

La produzione a fumetti di James Bond è sempre stata quasi esclusivamente limitata alla produzione in strisce. Si tratta di una serie di ottimo livello tipica della produzione inglese che eccelle in questo tipo di prodotti.
Tutto nacque dalla necessità del quotidiano londinese DAILY EXPRESS di contrastare il successo della striscia “Rip Kirby” pubblicata dai concorrenti. Si pensò a James Bond (un personaggio inglese da contrapporre a uno americano), i cui romanzi stavano riscuotendo un discreto successo.
Così nel 1957 comparve sul DAILY EXPRESS la versione in strisce giornaliere di CASINO’ ROYALE.

Dato che i diritti erano costati piuttosto cari, gli editori chiesero delle storie lunghe per rientrare delle spese, il personaggio venne inoltre affidato a John McLusky, disegnatore inglese non molto noto che all’epoca insegnava in un college, lo aiutò nelle prime sceneggiature Antony Hern, redattore letterario del Daily Express (decisamente scarso). Con le storie successive i testi vennero affidati a Henry Gammidge (solo un po’ meglio).
Artisticamente John McLusky, si può definire un disegnatore “di maniera”, cioè meticoloso nel rappresentare la realtà, infatti egli tradusse le avventure con un tratto rigoroso, formale e un po’ rigido. Il suo disegno analitico e descrittivo si presta bene ai tempi lenti che preludono alla vicenda vera e propria, ma danneggia l’azione che risulta così meno incisiva di quanto dovrebbe.

Il rispetto delle trame originali fu quasi totale, ma senza nessuno sprazzo personale, tanto da farle risultare a volte un po’ scialbe, merito anche delle censure apportate alle parti più piccanti.

Nel 1961 la serie venne interrotta per mancanza di materiale originale; infatti erano stati presentati tutti i romanzi pubblicati fino a quel momento, oltre a tre racconti brevi.

Nel 1963 la serie venne ripresa con la pubblicazione degli ultimi due romanzi pubblicati nel frattempo, McLusky modificò anche i tratti del personaggio per renderlo più somigliante a Sean Connery. Nel 1964 però la serie venne nuovamente interrotta sempre per mancanza di materiale originale.
A questo punto McLusky “passò la mano” preferendo dedicarsi ad altri progetti.

Quando la serie venne ripresa nel 1965 con L’UOMO DALLA PISTOLA D’ORO la striscia passò nelle mani di James LAWRENCE e di Yaroslaw “Larry” HORAK.

Larry Horak è un australiano di origine russo-cecoslovacca nato in Manciuria nel ’27, all’epoca era praticamente sconosciuto a livello internazionale anche se indiscutibilmente dotato. James Lawrence invece, americano del New Jersey era già noto sia come giallista per ragazzi, sono sue alcune delle avventure degli “Hardy Boys“, che per i testi di alcuni episodi a strips, in serie come “Joe Palooka”, “Capitan Easy”, “Buck Rogers”. HORAK con il suo tratto nervoso e sottile diede nuovo smalto e una veste originale al personaggio, portandolo a nuovo successo.

Larry HORAK è un disegnatore dotato di una notevole originalità espressiva, il suo stile dinamico è particolarmente efficace nelle scene d’azione che egli sviluppa con inquadrature di taglio cinematografico. Egli riesce inoltre, con il suo tratto secco, a dare al suo protagonista una particolare “espressione” dura, e inquietante che era completamente inesistente in precedenza.

LAWRENCE da parte sua, con i suoi testi di vivaci mette in risalto le caratteristiche più accattivanti di Fleming, le belle donne, gli ambienti esotici, l’azione.

Dopo L’UOMO DALLA PISTOLA D’ORO però il materiale lasciato da Fleming scarseggiava, Lawrence adattò allora i racconti brevi rimasti, aumentandone il respiro narrativo, con l’aggiunta di nuove parti, poi recuperò LA SPIA CHE MI AMO` (saltato dalla gestione precedente) e modificandone parte della storia fece risorgere la mitica SPECTRE. A questo punto però il materiale originale era esaurito.

Ma i testi di James Lawrence si erano dimostrati tanto buoni da guadagnarsi l’autorizzazione a scriverne di originali; la serie continua tuttora, mantenendo un apprezzabile livello qualitativo e un buon successo.

James Bond viene pubblicato in Italia in forma amatoriale dalla Camillo Conti Editore (a caro prezzo, e con lentezza esasperante).

Altro materiale sul personaggio è scarso oltre che scadente. Oltre alle riduzioni dei film, prodotte di volta in volta da Marvel o DC Comics, opere sempre di scarso livello come disegno, vi è stata una serie infantile di scarsissimo livello sia come storie che come disegni intitolata “James Bond Junior” prodotta dalla Marvel.

Le uniche opere di rilievo sono alcune mini serie pubblicate dalla case editrice indipendente Dark Horse.

Tutte ottime storie, scritte e disegnate con grande rispetto del personaggio e di tutta la mitologia “bondiana”.

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