SPECIALE JAMES BOND – TERZA PARTE : I Film

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RIPROPOSTA


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JAMES BOND

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Questo articolo in origine (1997-98) era molto lungo ed articolato, ed era stato diviso in più parti che comprendevano:

1. L’autore
2. I Romanzi e I fumetti
3. I film
4. Personaggi

A corredare il tutto una completa cronologia di TUTTO quanto uscito di 007 fino al 1998.
Nella sua riproposizione è diventato uno speciale che stiamo ri-pubblicando diviso in 4 articoli, a distanza di pochi giorni uno dall’altro, ecco il terzo articolo.
Mario B.

VERSIONE CINEMATOGRAFICA

Articolo di Rino Monreale

 

La serie di film di James Bond rappresenta, senza ombra di dubbio, il fenomeno più eclatante della storia del cinema commerciale.
Infatti è stato calcolato che circa 1 miliardo di spettatori (un quarto dell’umanita) abbiano visto almeno un film di James Bond in tutto il mondo.
Questi film, oltre al successo che hanno avuto, hanno influenzato la letteratura di genere, il cinema d’avventura, la televisione, la musica, e anche la pubblicità.
Perché tanta popolarità? Come mai nonostante gli alti e bassi del box-office negli ultimi tre decenni, James Bond è sempre rimasto popolare e quindi remunerativo per l’industria cinematografica; prima direttamente, poi coi passaggi televisivi, e ora con la vendita delle videocassette.

La risposta più semplice è che i film di James Bond sono cinema “puro” (cinema nella sua valenza più popolare, “fiction” e intrattenimento).
Sono film che danno grande importanza al valore dell’immagine, allo spettacolo, e all’azione veloce.

Questi film sono strutture spettacolari capaci di superare le barriere culturali e linguistiche, di far leva direttamente sul pubblico delle nazioni più diverse, e sulla più estesa gamma di età. La stessa cosa vale per le comiche del cinema muto, e per i film d’animazione Disney, generi cinematografici ai quali i film di 007 in qualche modo si ispirano.
Questa lezione è stata appresa tanto bene da generare una moltitudine di “figliastri”, come Bruce Willis nella serie “Die Hard“, che hanno avuto un grande successo, anche se privi dello stile originario.

Alla creazione del successo di 007 contribuirono oltre ai romanzi di Ian Fleming, la presenza di un vero e proprio Bond-Style tenuto saldamente sotto controllo e coordinato da Salzman e Broccoli che si possono considerare i padri del James Bond cinematografico ben più dei vari registi e autori. Infatti i film di 007 hanno sempre potuto utilizzare una struttura organizzativa capace di coordinare al massimo di ogni aspetto (anche marginale) della produzione, presentandolo nel modo più accattivante e indovinato.

Si va dalla rielaborazione dei soggetti, spesso con sensibili modifiche, alla professionalità dei registi, dalla meticolosa cura degli scenografi, alle esotiche ambientazioni, dalle invenzioni dei responsabili degli effetti speciali, alle trovate degli stunt-man, dalle indovinate colonne sonore di John Barry, alle canzoni di testa sempre interpretate da artisti sulla cresta dell’onda, dai titoli di testa di Maurice Binder veri propri video clip in anticipo sui tempi, ai rutilanti cartelloni publicitari. Ma è stato soprattutto la facile identificazione tra Bene e Male, a decretare il successo della serie.
Niente è sfuggito a questo meccanismo sotto l’attenta supervisione di Saltzman e Broccoli, che con uno splendido lavoro d’equipe hanno saputo eguagliare il meglio del tecnicismo hollywoodiano. Insomma una perfetta macchina produttiva che ha dimostrato che per il successo di uno spettacolo è fondamentale un alto grado di professionalità.

Con questa rigida codificazione della struttura, lo spettatore sapeva sempre cosa andava vedere nel momento stesso in cui sceglieva questi film.
Nei film 007 diventa un personaggio liberatorio, catalizzatore di una serie di avvenimenti a catena, che si scatenano attorno a lui coinvolgendolo senza fiaccarlo e senza compromettere la sua indiscussa invulnerabilità. In tutta la vicenda lo spettatore non viene mai coinvolto emotivamente, in quanto egli sa che il protagonista alla fine emergerà vittorioso e trionfante come un angelo liberatore che ha sconfitto il male.

Solo il cinema poteva evidenziare il sottile fascino di questo agente segreto, e poteva addirittura giustificarne l’irrealtà che ne costituisce gran parte del fascino.

Questo personaggio fortunato rispecchia le ambizioni più riposte e inconscie; i suoi film sono fantasie su un superman che può superare tutte le circostanze sfavorevoli senza esere afflitto da dubbi, ansietà e insicurezze.

I film di 007 hanno seguito una evoluzione nel corso degli anni. Si tratta di progressivi adattamenti, di messe a punto di una formula che teneva conto non solo dell’attore principale ma anche del progressivo cambiare dei tempi.

Infatti i primi tre film erano molto legati ai romanzi d’origine non solo come storie ma anche come stile.
Vi era anche una certa tendenza a presentare scene sadiche o violente anche se rappresentate in modo soft, assieme alla ricerca di un genuino erotismo. Ma in seguito i produttori hanno considerato più prudente restare lontani da questa area pericolosa, limitandosi a dei semplici accenni. Tutto questo per poter avere facilmente dalla censura il certificato << A >> (cioè: per tutti).

Gli spettatori dei film di 007 tendono a ricordare delle singole scene, staccate dal film di provenienza.
Tutto ciò è comprensibile se si considera la struttura di questi film. Infatti questi sono composti da una serie di film in miniatura, ognuno con il proprio inizio, centro e fine. Questi mini-film sono legati l’un l’altro così rapidamente che l’occhio è continuamente distratto e la mente impossibilitata a cogliere le distinzioni. In questo modo nessuno ha il tempo di pensare al complesso della storia. Questa tecnica di girare il film in una serie di “Bumps” separati (come li chiamava Broccoli), inizio fin da DR. NO. Con il progredire della serie però questi “Bumps” assunsero sempre più una maggiore autonomia, tanto da rendere impossibile negli ultimi
film di Roger Moore, una loro coesione nella storia comune.

ATTORI

SEAN CONNERY

A detta di tutti è quello che ha incarnato meglio il personaggio, il suo Bond è rude e virile ma anche ironico e misurato, duro negli atteggiamenti eppure elegante. Padrone del ruolo fino in fondo e dotato di un indiscutibile sex-appeal naturale, Connery ci da’ un personaggio che non si prende quasi mai sul serio pur facendo sempre sul serio. La sua classe unita alla sua autoironia è stata capace di dare quel tocco in più, quell’alito di vita a un personaggio che altrimenti sarebbe stato un manichino deambulante.

E pensare che l’attore non piaceva assolutamente a Ian Fleming, che gli avrebbe preferito Cary Grant o David Niven. Si ricredette dopo averlo visto sullo schermo, al punto tale da dare a 007 delle origini scozzesi.

 

GEORGE LAZEMBY

Al sesto film (AL SERVIZIO SEGRETO DI SUA MAESTA’) Sean Connery, che si sentiva prigioniero del ruolo, e anche sottopagato, venne sostituito con l’australiano George LAZEMBY, a lui notevolmente somigliante, tranne che nel talento e nel fascino carismatico. Privo di qualsiasi spessore sia recitativo che ironico, Lazemby si deve considerare solo come una pallida controfigura e niente più.

Crollò così un buon film, con una ottima sceneggiatura e una ottima regia. Non furono sufficienti l’ottima interpretazione di Telly Savalas e Diana Rigg, e una serie di riprese di sport invernali veramente strepitose, per le quali fu scomodato anche Jan Claude Killy.
E’ interessante notare che in Italia il film ebbe, proporzionalmente, più successo che nei paesi anglosassoni. Merito del doppiaggio, infatti Pino Locchi interpretò la parte certamente meglio di Lazemby, inoltre il doppiaggio fece sparire un terribile accento australiano sfoggiato da 007 che disgustò tutti quelli che lo sentirono (tranne gli australiani forse).

 

ROGER MOORE

attore inglese fino al midollo, alto e solido ma nel contempo elegante e controllato, fu il terzo interprete del personaggio. Con il suo eterno e ironizzante sorriso, fu forse più gentiluomo ma anche meno credibile. Con Moore, James Bond diventa James Bland (blando/soave), tutto acquista un sapore di “plastica”, e Bond diventa quasi un manichino in preda a diavolerie fantascientifiche. Con Roger Moore si inaugurò un’epoca più pacioccona e buffonesca, dichiaratamente amena e sempre più favolosa, in cui le vicende non rispettano alcuna logica a favore di una estetica della meraviglia. In questi film lo humor e la complicità con il pubblico, una volta sommerse e ammiccanti, diventano aperte e ostentate.

Mentre prima nei film si strizzava l’occhio al pubblico ora gli si dava vigorose gomitate nei fianchi.
Il punto più eccessivo di questa tendenza si ebbe con MOONRAKER. Il film fu accusato, a ragione, di essere più comico che d’avventura, una via di mezzo tra SUPERMAN e GUERRE STELLARI imbottita di battute infatili, e di sketch ripresi dal cinema muto.

 

TIMOTHY DALTON

Quando Roger Moore abbandonò per raggiunti limiti d’età la parte venne affidata a Timothy DALTON, attore inglese già affermato, dal notevole curriculum, ma fisicamente inadatto (è un po’ basso), e tremendamente inespressivo. Questa scelta si ebbe dopo una lunga ricerca per trovare l’attore adatto (la prima scelta era stata un certo Pierce BROSNAN).

L’interpretazione di Timothy Dalton fallisce completamente il bersaglio, infatti Dalton appare sempre corrucciato, nel tentativo di “interiorizzare” la superficialità implicita del personaggio. Inoltre Dalton cerca un ritorno alle atmosfere dure dei tempi di Connery, ma contemporaneamente il suo personaggio acquista delle umane debolezze e un sentimentalismo che prima non aveva. Dalton si giustificò dicendo che “Fleming nei romanzi aveva descritto un personaggio umano che combatte, soffre, ama, insomma una situazione più realistica”.
Ma siamo sicuri che la gente abbia voglia di realismo quando va a vedere un film di 007 ? Che guardi se la storia è credibile e le psicologie coerenti ?
In definitiva Dalton risulta essere un James Bond privo di stile, privo di ironia, privo di sex-appeal, impacciato anche nello smoking.

 

PIERCE BROSNAN

Il destino di Pierce Brosnan sembra legato a James Bond. Infatti egli fu scelto ancor prima di Dalton, per sostituire Roger Moore; ma l’attore si trovò vincolato dal contratto per la serie televisiva “Remington Steele” (un personaggio ispirato a James Bond), e cosi tutto sembrò sfumare. Inoltre la sua defunta moglie Cassandra fu la contessa Lisl in “Solo per i tuoi occhi”.

Pierce Brosnan, irlandese di nascita, ha interpretato un solo film, ma ha già un contratto per altri due, con l’approvazione degli appossionati.
Brosnan ci da una interpretazione personale che si rifà a Sean Connery, con la giusta miscela di flemma, durezza, senso dell’umorismo, fascino e auto-ironia.
Pur concedendo al neo 007 il tempo di prendere le misure al personaggio, possiamo già dire che James Bond si è riscattato, grazie a Brosnan, delle angherie subite dall’ultimo Moore e dall’intero Dalton.A questo punto noi fans restiamo in attesa del prossimo film; attendiamo di vedere ancora una volta la silohuette di James Bond attraverso la canna rigata di una pistola, che cammina s’inginocchia e spara sullo spettatore.

 

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