SANDMAN 30th Anniversary: UNA STRANA STORIA D’AMORE

Bentornati alla ottava puntata dello speciale di Glamazonia dedicato ai Trent’anni di Sandman, il celebre character nato dalla celebre penna di Neil Gaiman.
Breve riassunto. Dopo l’introduzione di Marcello Vaccari (fondatore di Glamazonia), l’analisi di “Vite Brevi”, l’articolo di Alessandro Assiri (“Sogna ragazzo sogna” ), l’approfondimento “Sulla figura di Hamnet fra Ulisse e Titania”, un bellissimo viaggio nel Reame del Sogno, un percorso ipertestuale nella Stagione delle Nebbie e la recensione di “Oltre le Sabbie del Sogno” tratta dalla serie The Dreaming, oggi continuiamo con un’altra recensione, sempre tratta dalla serie The Dreaming. Alla tastiera ritroviamo Fabio Ciaramaglia.
Dopo aver letto l’articolo, se vi è piaciuto, condividetelo. Grazie
Mario B.


Le Terre del Sogno: Una Strana Storia d’Amore

(all’interno The Dreaming nn.9-12) 

Bryan Talbot, Dave Taylor, Peter Doherty e Tayyar Ozkan.

pp.100/brossurato

Magic Press/Vertigo

prezzo originario € 8,26

(oggi 5,10 euro, sul sito www.fumetto-online.it)

 

 

Articolo di  Fabio Ciaramaglia

In occasione della versione italiana ad opera della Magic Press (2001), approfitto per entrare nel dettaglio di una storia che all’epoca della sua prima pubblicazione negli USA mi colpì molto. Pubblicato in quattro uscite del 1997 per la serie statunitense The Dreaming (numeri 9-12), la storia intitolata Weird Romance è scritta da Bryan Talbot e disegnata da Dave Taylor, Peter Doherty e Tayyar Ozkan. Vengono narrate le vicende di Bridget Leary, una lettrice nonché aspirante scrittrice di storie romantiche, che, in seguito ad un incidente stradale, resta in coma continuando ad avere una intensa attività onirica. Non è lei la sola protagonista: infatti sono importanti anche le vicende di due ragazzi, Chris e Jerry, legati a lei fin dalla sua adolescenza. La storia è inoltre ricchissima di citazioni letterarie che assumono una certa importanza in funzione della narrazione, come vedremo passando al dettaglio.

Dopo una panoramica su New York, arriviamo al dettaglio dell’esterno di Saint Patrick’s Cathedral in cui la protagonista, Bridget, vestita da sposa, sta entrando. Dopo la comparsa dello sposo, Chris, vestito come un giocatore di American Football, le note musicali che erano comparse precedentemente, diventano le tracce sul display di un elettroencefalogramma. Successivamente, infatti, vediamo Bridget immobile in un letto di ospedale e sua madre che ripone nella sua custodia un compact disc della Marcia Nuziale di Mendelsshon, mostrando che le scene precedenti erano frutto dell’attività onirica della ragazza. Si torna ai sogni di quest’ultima, nei quali è il momento del banchetto nuziale. La citazione di Bridget dell’inizio di Pride and Prejudice di Jane Austen (‘E’ una verità universalmente riconosciuta che un uomo celibe in possesso di una ricca fortuna ha bisogno di una moglie’) contrasta con la rude risposta di Chris (‘Chiudi il becco’) mostrando subito lo scarto di personalità dei due novelli sposi: Bridget è una ragazza sognatrice e romantica, mentre Chris è il classico bullo ignorante rappresentante di un certo tipo di società americana. Il contrasto si ripropone nelle pagine successive, in cui, il desiderio di infanzia di Bridget di sposarsi (‘Ai matrimoni dei miei parenti volevo sempre essere la sposa, portare l’abito’) contrasta con la fuoriuscita dalla torta nuziale di inquietanti larve di mosca, simboli di decomposizione (del matrimonio, quindi del desiderio di infanzia). Rileviamo che in tutta questa parte Bridget indossa sempre l’abito da sposa.

Si passa senza continuità all’attività onirica di Jerry, il quale, decide di cercare la ragazza nel reame del Sogno (The Dreaming, per l’appunto). Tornando ai sogni di Bridget, ancora una volta questa è disillusa quando, pensando che il viaggio di nozze sia a Parigi, scopre che invece sono molto più banalmente le cascate del Niagara (una classica meta del viaggio di nozze della società americana media). Entrando in un motel, Bridget, quasi a sottolineare ulteriormente la sua fantasia frustrata dalla “prosaicità” di Chris, sarcasticamente recita: ‘Cupido è un furfante di bambino, che rende pazze le povere donne’. Questa è una frase di Puck in A Midsummer Night’s Dream (è il momento in cui Puck riesce a ricomporre le vecchie coppie Hermia-Lysander e Helena-Demetrius). L’incubo di Bridget continua e le cascate si mutano in un paesaggio infernale e Chris, dopo aver tentato di farle indossare un completo intimo molto kitsch, la chiama, ancora una volta molto rudemente ‘tu piccola stuzzicacazzi’. La prima parte si conclude con l’arrivo (in sogno) di Jerry a New York; egli, in quanto polacco, viene trattato alquanto rudemente dagli agenti dell’Immigrazione americana, ricordandoci scene analoghe di inizio secolo.

La seconda parte si apre con Chris che racconta a una psicanalista la sua storia con Bridget: sebbene lei fosse innamorata di lui fin da piccola, lui non l’aveva mai corrisposta finché non ebbe diciannove anni. In particolare, Chris afferma che solo alcune settimane prima dell’incidente egli le propose il matrimonio; pertanto i due non sono sposati in realtà. Intanto, nei sogni di Bridget, Chris continua ad essere violento e lei fugge, fino ad arrivare alla tanto agognata Parigi. Il sogno di Jerry volge in peggio, quando immagina di essere un ebreo perseguitato dai Nazisti, che hanno i volti di Chris e i suoi amici. Sempre nei sogni, successivamente, Bridget incontra Matthew, il corvo parlante del Signore dei Sogni che, come Virgilio con Dante, la accompagnerà.

Il terzo numero si apre con un nuovo spostamento geografico, sempre in sogno, di Bridget, nella città natia di sua nonna, Dublino, a cui segue un’esaltazione del proprio sangue (letterario) irlandese: ‘Dublino è favolosa. In qualunque posto vai, questo era frequentato da Joyce o Behan, Shaw, Beckett od O’Casey. C’è un legame letterario, capisci?’. Nostalgicamente, ripensando all’ultimo capitolo di Jane Eyre di Charlotte Brontë, in cui la protagonista sposa Rochester, pensa a come lei stessa aveva conquistato Chris. Inizia un flashback nel sogno e Bridget ricorda di quando a tredici anni, munita di occhiali e apparecchio, corteggiava, non ricambiata, Chris, all’epoca miglior amico di suo fratello Milo. Rileviamo un altro paragone letterario: per la giovanissima Bridget, Chris è sexy come Heathcliff in Wuthering Heights di Emily Brontë, sottolineando ancora una volta la sua confusione tra finzione e realtà. Bridget ripensa a come, in seguito ad una nuova molestia da parte di Chris, era fuggita da Jerry per poi fidanzarsi con lui. In seguito racconta la loro storia. Bridget aveva aiutato Jerry a sconfiggere gli incubi causati dalle prepotenze di Chris e i suoi amici; eppure, in seguito alla sua gravidanza, Jerry, pavidamente, la aveva abbandonata e per questo motivo la ragazza continua ad odiarlo (in realtà poi si scoprirà che è stato ucciso da Milo e i suoi amici).

La quarta parte è molto particolare poiché tutte le pagine (dalla prima alla ventunesima) sono arricchite in alto dal display dell’elettroencefalogramma di Bridget; nelle ultime tre pagine sparirà perché la ragazza si risveglia. L’apertura di questa parte è con una citazione da Romeo and Juliet: ‘La morte resta su di lei come il ghiaccio prematuro sul fiore più delicato del campo’. Sono quelle parole che il padre di Giulietta, dice presso il corpo della figlia creduta morta. Qui è la madre di Bridget che le legge alla figlia in coma. Il parallelismo, sebbene sfumato è evidente: è un genitore addolorato che dice queste parole, e, in entrambi i casi, non è una vera morte, ma catalessi per Juliet e coma per Bridget. Inoltre, in entrambi i casi, per le due ragazze, la morte apparente è una fuga da un matrimonio (la prima da Paride e la seconda da Chris). Tuttavia, per capire questo parallelismo, dobbiamo andare più avanti nella lettura, cioè quando Bridget, avendo accettato la proposta di matrimonio di Chris, per non fargli pesare il figlio che aspetta da Jerry, va in una clinica per abortire, gesto che la fa cadere nella più cupa depressione. Nella lettera che ha scritto al fratello, dice: ‘Odio Chris. Non accetterebbe mai un figlio di Jerry. Perché non mi ha chiesto prima di sposarlo? E mi ha trattato di merda per anni. Come faccio a sapere che non lo farà ancora? […] Fra due giorni dovrei sposarmi. Non posso. Non posso affrontare il futuro. Tutto ciò in cui ho creduto è falso’. Sulle ultime parole vediamo Bridget correre verso un camion, quindi comprendiamo come il suo coma sia stato causato da un tentativo di suicidio, due giorni prima del suo matrimonio. Giulietta dovrebbe sposarsi, nel dramma, secondo gli accordi tra suo padre e Paride presi di lunedì, il giovedì, ma, con l’aiuto del confessore Lorenzo, la ragazza assume il siero che la farà apparire morta. Le parole e l’atto di Bridget, quindi, ricordano le famose e disperate parole di Giulietta a frate Lorenzo al confessore: ‘Oh, piuttosto che sposare il conte Paride, dimmi di lanciarmi dai merli di quella torre […] o dimmi di scendere in una fossa aperta e di chiudermi insieme a un morto, stretta al suo lenzuolo’ (trad. di Salvatore Quasimodo, A IV, sc.1, vv.77-78 e 84-85), parole che poi porteranno all’estremo gesto della ragazza. In un certo senso, Bridget, lettrice accanita di storie romantiche (anche sua madre dice ‘“Romeo e Giulietta”, le piaceva… le piace’), ha emulato la sua eroina, che, sebbene inconsapevole nel dramma, dopo il gesto si avvierà verso l’epilogo tragico. Qui, vedremo, sempre inconsapevolmente, l’eroina va verso un epilogo lieto.

L’epilogo è tutto un trionfo per Bridget: dopo aver mutato, nel sogno, Jerry in rospo (una sorta di capovolgimento delle storie delle fiabe), si sveglia dal coma. Nelle ultime due pagine, in un futuro non troppo lontano, vediamo Bridget Leary, ormai scrittrice di successo con una storia intitolata Una Strana Storia d’Amore, alla quale, una ammiratrice dice: ‘ Adoro i suoi libri. Adoro il modo in cui ha completamente sovvertito il genere delle storie d’amore e l’ultimo libro… quella battuta finale incredibile… “Lettore, gli dissi di andare a farsi fottere!”’. In particolare l’ultima frase del libro di Bridget, è una deformazione ironica della frase (già citata nella terza parte) di Jane Eyre ‘Reader, I married him’, mostrando un definitivo abbandono da parte della ragazza di tutti i sogni adolescenziali che l’avevano finora caratterizzata (e l’abbandono di Chris ormai uomo fallito che compare sempre nell’ultima pagina). Bridget è, quindi, una sorta di moderna Juliet; ma mentre l’eroina shakespeariana sfugge alle convenzioni sociali trovando l’amore nella morte (e viceversa), la protagonista del fumetto vi sfugge, da donna degli anni ’90, decidendo di restare single per non rinunciare ai propri sogni (quello di diventare scrittrice) ma allo stesso tempo rinnegando l’idea di amore romantico adolescenziale. In un certo senso, Bryan Talbot qui, sovvertendo una frase di Bloom su Romeo and Juliet; Shakespeare si sottrasse dal ritrarre la morte dell’amore preferendo piuttosto la morte degli amanti; trad. mia), rappresenta la morte dell’amore e non degli amanti.

Postfazione

Il mio interesse per questa storia, come si è capito, è per gran parte dovuto alla funzionalità delle citazioni letterarie soprattutto da classici della letteratura inglese. Resta comunque il fatto che B. Talbot, in questa miniserie, è riuscito ciò che faceva anche N. Gaiman, ovvero inserire persone comuni all’interno del mondo del sogno. D’altronde, ha collaborato molto con Gaiman stesso (vedi Sandman Special 1, con la storia di Orfeo) Per ciò che riguarda l’edizione italiana, ritengo ottima la traduzione di Leonardo Rizzi, anche se non ho ben capito se la traduzione dei passi letterari celebri fosse la sua oppure ripresa da qualche versione, come dire, ufficiale (sta di fatto che non mi pare ci sia in nota l’uso di qualche altro traduttore). Anche l’articolo dello stesso Rizzi posto in appendice dal titolo “Un mondo tinto di rosa. Ascesa e declino dei Romance Comics”, una vera e propria rassegna storica di un genere fumettistico molto in voga in passato, risulta essere molto interessante. La storia di Bridget Leary è quasi la pietra tombale finale a questo genere. Infine, devo fortunatamente ammettere che una mia previsione di qualche tempo fa era sbagliata: ritenevo che la Magic avrebbe potuto non pubblicare filologicamente The Dreaming, ma passare direttamente al ciclo di Caitlìn R. Kiernan, ma evidentemente non è stato così.

 

GIUDIZIO Buono

 


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