LOGO STUDY: GREEN LANTERN /1

LOGO STUDY: GREEN LANTERN /1

di Todd Klein (trad. di Egle Tellini e Alessandro Neri)

Todd Klein lavora dal 1977 alla DC Comics: in questi anni si è occupato del design di molti logo e del lettering di alcuni dei fumetti più conosciuti nel mondo. In questo lungo articolo ritraccia tutte le tappe che hanno portato al logo attuale dei magazine dedicati a Lanterna Verde, alle quali ha partecipato lui stesso.

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La Golden Age di Green Lantern

Il primo Lanterna Verde, ora noto come Lanterna Verde della Golden Age, debutta in All-American Comics 16, nel luglio 1940. La copertina ha il nome scritto in stampatello, non molto lontano nello stile da quello che verrà usato più tardi per il carattere standard, cioè senza grazie ad eccezione della lettera “G”, che presenta invece un doppio slab-serif con prolungamenti orizzontali e verticali. Potrebbe essere stato realizzato dal cover artist Sheldon Moldoff o da qualcuno che a quel tempo lavorava all’interno del dipartimento di produzione della compagnia. Si tratta più di lettering di copertina che di un logo, anche se è impossibile non rilevare il tentativo dell’ideatore di conferirgli una sembianza di logo, appropriato all’introduzione di un nuovo personaggio.

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Lanterna Verde appare per quindici volte in All-American Comics nel periodo 1940-41 prima di guadagnarsi la propria serie e ogni numero contiene un logo nella splash-page della sua storia, e non ce n’è uno uguale all’altro. Come accadeva spesso allora, il disegnatore dell’episodio fa con il logo ciò che ritiene opportuno di volta in volta, non esisteva l’idea di un logo standard. Il primo disegnatore e co-creatore del personaggio (insieme a Bill Finger) è Martin Nodell, che firmava questi primi episodi con un anagramma del suo nome, Mart Dellon. Ecco sopra il logo tratto dal primo episodio, che possiede elementi che verranno usati spesso nei futuri logo di Lanterna Verde: un fascio di luce verde, caratteri in stampatello sormontati da fiammelle e la lanterna stessa. Il font è soddisfacente, nonostante né lui né il resto del lettering dell’episodio siano proprio ben fatti; le fiamme per di più non aggiungono molto, essendo troppo piccole e con troppi fronzoli, per i miei gusti.

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In realtà nessuno di questi primi logo interni è ben fatto. In questo le fiamme sono più grandi, anche se appaiono fuori controllo; sembra quasi che stiano per oscurare le lettere in stampatello. Per l’ennesima volta il logo si può attibuire con grande probabilità a Martin Nodell.

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Ecco alcuni logo realizzati da Nodell, anche se, secondo il mio parere, in questi primi episodi vanno davvero di male in peggio. Qui l’effetto-fiamma viene enfatizzato, nonostante continui a non essere ben disegnato; inoltre, la struttura delle fiamme è decisamente poco curata.

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Ecco il logo più grande ed elaborato, con lettere concepite in modo più compiuto, ma ancora non propriamente ben disegnate. Le forme sono irregolari e non canoniche per questo tipo di lettering in stampatello: da notare ad esempio la finezza della gamba destra dell’ultima “R” e lo spessore della “A”. L’ombra telescopica che scende in basso aggiunge peso e solidità e la lanterna gigante è piacevole, ma forse un po’ troppo sopra le righe. Finalmente nell’autunno 1941 Lanterna Verde ottiene una propria serie e un nuovo logo permanente (che, penso, apparve da allora in poi anche su tutti gli episodi interni).

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Il primo numero della serie dedicata a Lanterna Verde esce nel 1941 con un logo molto elaborato. Mentre alcuni logo delle copertine della divisione All-American della compagnia che sarebbe poi diventata la casa editrice DC Comics erano stati creati da Ira Schnapp, questo non è opera sua. Il font è troppo distante dai modelli classici, specialmente la “G” e la “R”: sembra poco verosimile che Ira ne fosse l’autore. Penso piuttosto che questo lavoro appartenga al disegnatore e co-creatore di Lanterna Verde Martin Nodell.
Il disegnatore della copertina di questo primo numero è Howard Purcell, ma analizzando più attentamente, si nota come il viso di Lanterna Verde nella lanterna e la lanterna stessa nel logo siano leggermente differenti da quanto disegnato da Purcell, il che penso lo scarterebbe dalla corsa alla paternità del logo. Inoltre, il fatto che quest’ultimo sia stato usato anche in tutti gli episodi interni disegnati da Martin Nodell rafforza l’idea che il logo possa essere considerato opera sua.

Il personaggio trae il suo potere dalla fiamma verde di questa lanterna magica e ciò spiega le lettere e i contorni in fiamme. Secondo me, le fiamme sono veramente esagerate ed eccessive. Vanno tutte verso sinistra, soluzione che trovo notevole per quanto riguarda la parola “Green”; penso però che le fiamme del lato destro attorno a “Lantern” avrebbero avuto un aspetto migliore se orientate verso destra invece che a sinistra, lontano dal centro. Le lettere sono leggibili, ma le fiamme in qualche modo le oscurano e ne peggiorano la leggibilità. E qui, per la prima di tante volte, possiamo comprendere la difficoltà di posizionare due parole di diversa lunghezza, “Green” e “Lantern”, una di fronte all’altra in spazi uguali (il termine “Lantern” è più lungo di due lettere rispetto all’altro). Quindi la parola “Lantern” viene concentrata e le lettere vengono messe più vicine. Nonostante questa disposizione appaia certamente come un carattere distintivo e rappresenti bene il personaggio e il concetto, non la trovo molto bella nell’insieme.

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Gli ultimi quattro numeri del periodo della Golden Age del 1948-49 fanno sfoggio di questo logo, completamente diverso da quelli visti finora. Le lettere mi sembrano simili ai lavori di Ira Schnapp. Ira era appassionato di forme voluminose e tozze con un’unica lettera più alta all’inizio, come ad esempio nella parola “Lantern” nella copertina sopra. Le forme inoltre sono molto più in linea con il design del lettering classico. Secondo me, tuttavia, il logo nella sua interezza è addirittura peggiore del primo. Riposizionando in questo modo “Green” e “Lantern” certamente si risolve il problema della lunghezza asimmetrica delle due parole, ma ora la fiamma che proviene dalla lanterna appare strana, la lanterna stessa viene nascosta parzialmente e c’è parecchio spazio vuoto al centro. Se non altro risulta più semplice e facile da leggere; inoltre le fiamme ora vengono da entrambi i lati della lanterna, anche se penso che l’immagine abbia per il resto un aspetto particolarmente brutto (e sono contento che il disegnatore non sia più nei paraggi per sentirmi mentre gli do addosso).

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La versione seguente di Lanterna Verde, ora conosciuta come il Lanterna Verde della Silver Age (il protagonista è Hal Jordan), debutta su Showcase 22 del 1959. Questo logo, insieme a tutto il lettering della copertina, è chiaramente attribuibile a Ira Schnapp, praticamente l’unico ideatore di logo di copertina e lettering della DC Comics di quel periodo, al massimo delle proprie capacità. Le lettere qui sono piuttosto simili a quelle della copertina di All-American Comics 16, doppie grazie della “G” comprese: tutto ciò denota la conoscenza di Ira delle forme classiche e dello stile art-déco. Impilando le lettere una sopra l’altra e aggiungendo un po’ di spaziatura a “Green”, Ira riduce il problema dell’asimmetria tra le due parole. L’area verde attorno alle lettere ha fiamme molto più belle e curate dei logo della Golden Age, anche se viene spontaneo l’interrogativo: perchè usa le fiamme? Il potere di Lanterna Verde nella versione Silver Age non ha per nulla a che fare con le fiamme. Suppongo che l’editor (Julie Schwarz, credo) abbia proposto le fiamme intendendole come legame visivo col passato o che Ira semplicemente avesse dato un’occhiata al vecchio logo e avesse deciso di utilizzarne gli elementi che gli fossero piaciuti: le fiamme aggiungono sicuramente un certo fascino visivo a un logo altrimenti tradizionale.

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L’idea di staccare le lettere del logo dallo sfondo per mezzo di un proprio riquadro che ne sagomi i dintorni e le isoli dal resto diventa una costante dagli anni ’40, periodo in cui questo escamotage è già pratica comune nel mondo dei fumetti. Ira usa questa tecnica anche per il logo di Justice League of America qui sopra; io però penso che, se da un lato farne uso in questa rivista possa avere avuto un senso, dall’altro in Lanterna Verde si sia rivelata una scelta poco azzeccata. Tuttavia a quel tempo Ira si stava già orientando verso logo più autonomi, come questo che realizza per il magazine Flash della Silver Age:

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Qui il bordo marcato delle lettere gli permette di lavorare con un buon contrasto visivo sulle immagini dello sfondo, senza superfici o forme che delimitino le lettere. Nonostante ciò, quando Lanterna Verde si sposta sulle pagine della propria serie, il suo logo continua a essere usato per un po’ di tempo così come è stato creato senza ulteriori modifiche.

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Certamente da bambino mi ha colpito parecchio, anche se nelle prime copertine il titolo non aveva una reale spiegazione o un significato. Molto leggibile e interessante. E cosa dire dell’equipaggiamento ultra-moderno disegnato da Gil Kane? I collant non funzionano molto bene…

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Con il numero 33 ecco che debutta una versione nuova e modificata del logo ad opera di Ira Schnapp, questa volta con le lettere tracciate in modo più marcato, da potersi leggere con facilità in contrasto con qualsiasi sfondo, e con le fiamme in cima ad ogni singola lettera. Anche se trovo in ogni caso strano l’uso delle fiamme, questa versione mi piace di più, e, oltre a dare una certa impressione di classicità, trovo che sia il logo più elegante del Lanterna Verde della Silver Age. Quelle fiamme sicuramente aggiungono una certa fascinazione visiva; da notare anche come il colorista si sia messo d’impegno per farle risaltare. Fantastico lavoro!


La Silver Age e l’arrivo di Green Arrow

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Con il numero 72 (ottobre 1969), il magazine Green Lantern della Silver Age comincia a usare un nuovo logo creato da Gaspar Saladino e Gil Kane. Kane aveva realizzato la lanterna e la figura di Lanterna Verde, Gaspar le lettere e le fiamme. Il font corrisponde senza dubbio allo stile di Gaspar. Da notare come, nel lato destro di ciascuna “R” la dentellatura si allinei perfettamente con il fondo del tratto orizzontale centrale. Questo modo particolare di disegnare la “R” in stampatello (ma anche la “G”) è una caratteristica distintiva dell’opera di Gaspar. Per quanto riguarda la figura, basta confrontarla con quella sulla copertina qui sotto per accorgersi che si tratta dello stesso autore, Gil, il disegnatore principale di Lanterna Verde di quel periodo.

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Ecco il logo originale proveniente dagli archivi della DC Comics. Dalla sua prima apparizione in copertina si possono individuare alcune modifiche: la figura di Lanterna verde di Kane viene coperta, così da poter vedere in modo più chiaro e completo il disegno della sola lanterna. Il logo è realizzato su materiale di copertina prestampato della DC: il bordo in alto e i marchi del tipografo si possono scorgere nella parte superiore del foglio sotto una striscia di nastro adesivo bianco. Le copertine sono state apparentemente stampate con il simbolo tondo della DC e il sigillo del Comics Code già affissi sopra, infatti, anche questi due particolari sono stati coperti e sovrascritti. Parte del bordo sinistro prestampato è rimasto quello originario; inoltre, Gaspar usa una sezione del lato destro dello stesso bordo come guida per disegnare la linea verticale conclusiva dell’ultima “N”. E’ un vero peccato che la figura di Kane sia stata rimossa, ma purtroppo non si poteva fare altrimenti, perchè qualche anno più tardi questa versione semplificata verrà riutilizzata, come si può vedere sotto.

Sospetto che questo logo sia stato precedentemente abbozzato a matita dal momento che, dopo qualche tentativo, Gaspar finalmente riesce a risolvere il problema di asimmetria nella lunghezza delle due parole (“Green” è più corta di “Lantern”), posizionando saggiamente la lanterna a sinistra rispetto al centro della pagina, permettendo così alle lettere di entrambe le parole di allinearsi in larghezza e disposizione. E’ probabilmente Gil Kane a realizzare la figura e la lanterna, riconsegnandole in seguito a Gaspar, che ne inchiostrarerà il lettering e le fiamme. Tali espedienti fanno di questa una soluzione migliore rispetto a quella adottata per la versione Golden Age: le fiamme sono più complesse di quelle di Schnapp e tutte orientate verso il lato sinistro; la realizzazione per mezzo di stilografica, che conferisce al tratto spessori variabili, si adatta particolarmente bene a questo disegno. Nonostante sia un buon logo, l’unica cosa che mi rende un po’ perplesso è il modo in cui le gambe di Lanterna Verde vengono sottolineate dal punto centrale della lanterna: secondo il mio parere, la struttura delle gambe disegnata da Kane dà l’impressione che vi sia qualcosa di esagerato e crea una forma che distrae dalla visione globale della composizione. Malgrado le innovazioni, questo logo non dura a lungo sulle pagine di Lanterna Verde.

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Il numero 76 fa rimanere i lettori di stucco. “FERMI! Questo è il NUOVO LANTERNA VERDE, con FRECCIA VERDE come co-protagonista!” inaugura la tanto celebrata serie di Denny O’Neil e Neal Adams. E’ Gaspar Saladino a realizzare le lettere, seppur rivisitate, in questa copertina, e: ma quanto è bella la freccetta che spunta alla fine della “W”? Il layout vede sistemati i due piccoli “Green” in alto, in modo da lasciare spazio e far trovare il giusto posto a ogni altro elemento della composizione; l’unico neo è la testa della figura nella lanterna, che appare come mozzata in cima.

Malgrado le storie magnifiche e i disegni favolosi, questo remake non venderà mai bene e verrà inesplicabilmente cancellato dopo un anno circa: il secondo progetto fallito in poco tempo per Neal Adams, insieme a quello di X-Men di un anno prima. E’ comprensibile quindi che Neal avesse perso entusiasmo per i lavori con le riviste mensili, deve essere stato frustrante.

Dopo una pausa di circa cinque anni la serie viene rimandata in produzione con gli stessi personaggi, questa volta sono gli autori a cambiare. Anche il logo con la figura e la lanterna di Gil Kane rimane lo stesso. Lo sfondo trasparente della scritta lascia vedere lo sfondo della tavola di copertina. In cima alla pagina c’è anche una striscia con le lettere del logo ripetute, le teste dei personaggi, un simbolo della DC (che avrà breve vita), il titolo della storia, il prezzo, il numero e il mese di pubblicazione tutti ammassati insieme: insomma, non è certo uno dei layout più accattivanti, almeno secondo i miei gusti. Questa versione dura per diversi anni, spesso senza la striscia (scelta più azzeccata!).

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Con il numero 23 del 1979, Freccia Verde se ne va e Lanterna Verde ritorna ad essere l’esclusivo protagonista della serie. E’ proprio Gil Kane a tornare per la copertina di questo numero in qualità di disegnatore ospite, ed è interessante vedere come il suo stile nel frattempo si sia evoluto. Per prima cosa, realizza gran parte dell’inchiostratura con dei tracciatori, facendo diventare l’intensità dell’ombreggiatura e degli ornamenti più uniforme. Sebbene l’anatomia poderosa e l’abilità nel disegno di Gil funzionino bene insieme, il logo torna ad ispirarsi a quello creato da Saladino, questa volta senza la figura di Lanterna Verde sulla lanterna (che credo sia già qualcosa rispetto all’originale). E tutto ciò risale al periodo in cui la figura di Kane viene rimossa dal logo originale (effettivamente non riesco a immaginare il motivo per cui non avessero fatto le modifiche su una copia fotostatica invece che sull’originale, ma l’arte di comporre un logo allora non era molto valutata; a quel tempo facevo parte dello staff della DC, ma non ricordo che ciò fosse stato fatto).

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Nel 1983, circa 13 anni dopo la loro prima apparizione, i numeri di O’Neil e Adams vengono ristampati in una serie di sette numeri speciali di pregio, con nuove copertine fatte da Neal Adams, l’autore di questo nuovo logo. Non sono sicuro che fosse proprio opera di Neal, so solo che proveniva dal suo studio insieme ai disegni. Penso che sia una versione interessante dell’originale, con grande senso della prospettiva, lettere dagli angoli smussati, inchiostratura con bagliori metallici. Qualche anno più tardi cose del genere sarebbero state riprodotte in modo molto più realistico grazie alla colorazione al computer, ma Neal le realizzò comunque in modo egregio anche solo con inchiostro e colore sfumato. Tutte le copertine di questa serie ristampata sono rifacimenti molto interessanti, a livello creativo, delle sue copertine originali.

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Tornando alla serie mensile, un nuovo team creativo prende il comando: lo scrittore Len Wein e il disegnatore Dave Gibbons iniziano l’ultimo lungo sodalizio con il nostro personaggio. Credo che Len ne fosse anche l’editor, mi ricordo mentre lavoravamo insieme a una nuova versione del logo che avremmo iniziato ad usare proprio con questo numero. Len decide di mantenere lo stesso disegno di base decorandolo un po’.

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Ecco qui un’immagine del logo così come l’ho disegnato io.

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Le lettere ora sono dotate di uno spessore telescopico su ogni lato e di un effetto metallico simile a quello realizzato da Neal Adams sopra (ma non bello allo stesso modo). Non ricordo se fosse stata un’idea mia o di Len, ma sicuramente il nostro logo è stato influenzato da quello di Adams. L’altro grande cambiamento è stato l’eliminazione delle fiamme (la cui presenza non trova alcuna motivazione logica), rimpiazzate da un’esplosione un pò troppo complicata, che si irradia dal centro allo spazio intorno. Penso di avere esagerato nel disegno, avrebbe potuto essere più semplice… Ma la parte peggiore è decisamente il doppio contorno: le linee sono troppo vicine l’una all’altra, avrei dovuto tracciare un’unica linea di esplosione, come nella laterna. Beh, comunque a Len e Dave è piaciuto lo stesso. E’ rimasto sulla copertina di Green Lantern per tutta la serie e anche oltre, finchè la popolarità del Corpo delle Lanterne Verdi ha spinto verso una nuova direzione e un nuovo logo per la serie.


Gli spin-off di Green Lantern

Durante il corso della serie di Lanterna Verde Silver Age si sviluppa parallelamente la storia sulla sua organizzazione “madre”, il Corpo delle Lanterne Verdi, che viene gradualmente svelata ed esplorata da diversi scrittori. Infatti, l’idea di un numero enorme di colleghi Lanterna Verde radunati insieme e ciascuno fatto di ogni immaginabile forma, sostanza e dimensione diversa sembra piacere molto ai fans, e sicuramente anche a me. Questo interesse da inizio al primo spin-off di Lanterna Verde, una miniserie di tre numeri del 1981 che coinvolge l’intera corporazione di Lanterne e i loro creatori, i Guardiani dell’Universo (trovate il primo numero sopra). E’ il famoso logo di Saladino ad essere scelto per la serie, con qualche aggiunta sopra e sotto. Non ricordo bene l’identità dell’autore, probabilmente Gaspar Saladino stesso. Personalmente non lo trovo un progetto grandioso, perchè, nonostante la validità dell’idea (le scritte “Tales” e “Corps” appaiono come fossero state irraggiate dalla lanterna), rimane parecchio spazio vuoto intorno al logo. Per eliminarlo, io avrei avvicinato le scritte “Tales” e “Corps” al resto dell’immagine. In ogni caso le tre copertine della miniserie ospiteranno in seguito i primi disegni statunitensi di Brian Bolland, e da quel momento in poi sarà impossibile per qualsiasi logo ostacolare il suo talento.

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Nel corso della serie mensile le apparizioni del Corpo crescono progressivamente, prima in una serie di episodi di appoggio (alcuni scritti da me, aggiungo modestamente), poi nel filone principale. Allo scrittore Steve Englehart piace in particolare l’idea di usare regolarmente più membri del Corpo alla volta: nel 1986, con il numero 201, il Corpo delle Lanterne Verdi si appropria della serie, insieme a questo nuovo logo ideato da Alex Jay.

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Prima che Alex iniziasse a lavorare, tuttavia, il direttore artistico Richard Bruning prepara questi interessanti schizzi, che suggeriscono l’idea di una lanterna gigante con il logo disegnato sopra: il primo si aggrappa ancora alle fiamme, i restanti sono senza.

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Per l’ennesima volta Alex condivide i suoi schizzi e i suoi appunti di allora con me. Eccone alcuni:

Verso la fine dell’ottobre del 1985 ricevo una telefonata da Richard Bruning che mi chiede di vedere il mio portfolio. All’appuntamento mi offre di disegnare il logo di Green Lantern, e mi mostra alcuni idee, le parole tutte ammucchiate alla rinfusa. Vuole incorporare nel logo una grande lanterna e lascia a me l’incombenza di trovare una soluzione.

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Di ritorno al mio studio, do una ripassata ai disegni e abbozzo la scritta “Green Lantern” su una riga. Considero la possibilità di posizionare la “L” al centro della lampadina della lanterna e di bilanciare la lunghezza del logo partendo dalla stessa lettera. Nello schizzo la maggior parte di esse è composta di un misto di tratti dallo spessore irregolare. La “R” ha qualche problema che ha bisogno di essere ponderato per bene. Arrotondare gli angoli delle lettere è un modo per aggiornare il logo e distinguerlo dai precedenti.

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La tracciatura regolare a matita è molto simile alla realizzazione finale del logo, solo la “G” e la “L” posseggono ancora tratti irregolari; aggiungo una linea trasversale alla “G”. Nel logo finito il tratto in fondo alla “L” è ridotto e si allinea con l’interno del tratto verticale della “A”. La capacità di vedere la piccola porzione di cerchio tra la lettera “L” e la “A” mi permette di migliorare anche quella parte del logo. A Richard non piace il modo in cui il cerchio e la “L” si toccano in cima, così estendo la “L” un po’ sopra il cerchio. Infine, la gamba della “R” nella parola “Corps” viene aggiustata nel logo finito. A metà novembre finalmente consegno a Richard il mio primo logo commissionato dalla DC.

Ben fatto, Alex! E da quel momento comincia la sua carriera come designer di logo per la DC… Ritengo che questo logo funzioni bene, nonostante, così come quello della miniserie, crei un po’ di spazio vuoto ai lati alla lanterna nella parte superiore. Trovo comunque il font e il layout accattivanti. Da notare che questa è la prima volta che la lanterna nel logo assume la stessa forma stilizzata della lanterna nelle uniformi, rispetto a quelle più realistiche dei logo precedenti. Tutte queste modifiche hanno aiutato a aggiornare l’aspetto del logo, grazie anche all’idea iniziale proveniente dagli eccellenti schizzi di Bruning.

La popolarità di questa versione dell’opera si affievolisce nel 1988, e per un breve periodo qualsiasi serie che avesse a che fare con Lanterna Verde scompare dalle edicole, finchè non viene rilanciata nel 1990 con una miniserie che colma qualche lacuna nella storia di Hal Jordan e aggiunge alcune idee alla trama.

La prima riga di questo logo è tratta da quello Silver Age creato da Ira Schnapp, ma il resto è nuovo, e trovo tutto veramente accattivante. La parola “Dawn” (alba), in stampatello, da proprio l’impressione del grassetto e della forza; mi piace anche che le sezioni centrali della “D” e della “A” siano posizionate sotto la parola Emerald (smeraldo) senza intersecarla, e il modo in cui la “W” e la “N” si congiungono. La parola “Emerald”, in contrasto con le altre, è sottile, elegante e piena di forme ovali, con una piccola ombra sfuocata che le conferisce concretezza. Questo logo rappresenta un grande esempio di bilanciamento e contrasto tra le due parole, entrambe importanti. Il logo viene disegnato da Keith “Kez” Wilson, disegnatore di copertine dello staff per diversi anni e occasionale creatore di logo free-lance. Grazie a Steven Bové per avermi detto chi è l’autore di questo e del prossimo logo.

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Al ritorno di Lanterna Verde con una nuova serie mensile, viene ideato un ulteriore logo di Kez Wilson, in cui la sagoma della lanterna viene rimossa e l’enfasi è spostata su “Lantern”; infine le fiamme ritornano a divampare attorno alla parola “Green”, più piccola delle altre, facendola risaltare. Lo stile contiene elementi di art-déco, anche se personalmente non li trovo convincenti. Inoltre non mi piace che la “L” copra così tanta superficie della “A”, rendendola leggermente difficile da leggere. In generale trovo che il logo sia datato e che certamente abbia fatto il proprio dovere… nell’informare il lettore sull’identità del personaggio di cui narra l’opera e nulla di più! E, come in precedenza, le fiamme aggiungono un certo fascino visuale.

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Questo magazine si focalizza sulle Lanterne Verdi della Terra, ma per far contenti i fan del Corpo, uno spin-off viene introdotto nel 1992:

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Vengono aggiunti semplicemente “Corps” e “Quarterly” (trimestrale) al logo già esistente e viene coperta un po’ della parola “Lantern”, probabilmente propriop da Kez Wilson. Per essere un titolo così lungo, rimane comunque piuttosto leggibile e compatto, nonostante mantenga abbastanza varietà nelle dimensioni e nelle forme, il che gli conferisce un aspetto accattivante. Da notare come la “C” si ponga quasi come un riflesso speculare della “G”. Nonostante la lunghezza, in realtà preferisco questa versione, è più bilanciata.

Qualche altro spin-off nella prossima puntata, e poi porteremo Lanterna Verde nel ventunesimo secolo!


Link agli articoli originali di Todd Klein:
|_ La Golden Age di Green Lantern
|_ La Silver Age e l’arrivo di Green Arrow
|_ Gli spin-off di Green Lantern

Trovate tutti i Logo Studies di Todd Klein sul suo blog.

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L’articolo è tradotto con il consenso dell’autore.
Testo originale © Todd Klein, immagini e marchi registrati sono © DC Comics, Inc
e vengono utilizzati su Glamazonia.it esclusivamente a scopi conoscitivi e divulgativi.
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