ALITA – estratto dallo SPECIALE DONNE e FUMETTI

SPECIALE: AUTRICI E PERSONAGGI FEMMINILI
DELLA STORIA DEL FUMETTO

Introduzione
di Mario Benenati

Dopo due mesi di “riposo”, dai festeggiamenti per i quarant’anni della Marvel in Italia, si ricomincia, con un nuovo speciale, il cui primo articolo viene pubblicato non a caso, oggi 8 marzo, nel giorno della giornata della donna, da molti chiamata impropriamente festa.

La donna ha sempre avuto ruoli importanti nella nona arte, non è stata solo la ‘spalla’ o la fidanzata dell’eroe, oppure la vittima predestinata del criminale o del mostro di turno; ci sono centinaia e centinaia di esempi di donne forti, nei fumetti che ho letto in questi primi quarant’anni, donne che hanno anticipato le tematiche di emancipazione, di libertà, di indipendenza, dei diritti nell’ambiente di lavoro, della maternità, tanto care alle nostre mamme, fidanzate e mogli.
A braccio, tra i personaggi femminili, ricordo Brenda Starr, di professione giornalista che dopo settant’anni di vita editoriale ha chiuso lo scorso gennaio 2011 (l’immagine riprodotta è stata scaricata dal Blog di Luca Boschi per gentile concessione);

00_brenda_starrWonder Woman che negli anni ’80 è stata disegnata dalla mitica Trina Robbins; Adele Blanc-Sec di Jacques Tardi, approdata al cinema lo scorso anno; Legs e Julia, due eroine molto diverse e molto profonde della Sergio Bonelli e le varie eroine della Marvel Comics e della DC Comics (la donna Invisibile, Miss Marvel nella sua prima versione, Wasp, Marvel Girl, She Hulk, Supergirl, Batgirl, Catwoman e tutte le altre)
Mentre tra le varie autrici italiane mi vengono in mente quelle che ho conosciuto di persona, e che apprezzato nelle mie letture: Silvia Ziche, Vanna Vinci, Laura Scarpa, Francesca Ghermandi, le giovanissime Emanuela Lupacchino, Alessandra Bracaglia, Mirella Menciassi ed Anna Leotta, nonchè la veterana Maria Grazia Perini intervistata qualche mese fa.
Insomma la figura femminile, sia come personaggio di un fumetto, sia come autore, ha una sua peculiriatà nel fumetto mondiale. Cercheremo con questo speciale, dedicato alle Autrici di fumetti ed ai personaggi femminili che hanno popolato e popolano le pagine dei fumetti, di scoprirne le varie sfaccettature e di approfondirle.
Prima di iniziare la lettura vi consiglio anche questo link di Luca Boschi.

N.B.: Lo speciale diventerà, insieme a tenti altri articoli ed interviste anche un numero impaginato vero e proprio e disponibile in formato PDF.

 

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Ora non vorrei far subito la figura del buzzurro maschilista, proprio nel mio primo approccio a Fumettomania e Glamazonia, proprio quando si parla di donne.

E quando a parlar di donne sono gli uomini, il timore di imbattersi in un commando di femministe incazzate, armate di cartelli tipo “L’utero è mio e me lo gestisco io!” oppure “Maschio maschio, non stare lì a guardare a casa ci sono i piatti da lavare!” non è mai tanto lontano.
La letteratura illustrata è piena di eroine, e non parlo certo solo di quelle in spandex e costumini mimimali, ma quante donne di carta hanno davvero catturato l’attenzione del lettore di fumetti maschio medio?

Su dai siate sinceri (e sincere), Emma Frost e Miss Marvel, ve lo dico subito non valgono come risposta, e mi spiace, non è valido nemmeno citare la Biancaneve di Leone Frollo.
Ah! Prima che ve ne usciate, anche le eroine di Crepax, Serpieri e Manara sono fuori, l’erotismo d’autore, non vale.
Viviamo un’epoca in cui “Erotica” sembra ormai l’unica valenza che classifichi la donna.
In Italia si è parlato fino alla nausea del Festival di Belen Rodriguez, ben pochi si ricordano la faccia o, ancor più grave, “le gesta” di persone come Margherita Hack, o la signora Rita Levi Montalcini. Quindi niente esempi che possano mobilitare (in questo caso giustamente!) i feroci commando di cui vi parlavo più sopra.

Tornando alla domanda iniziale (quante donne di carta hanno davvero catturato l’attenzione del lettore di fumetti maschio medio?): allora? Ve ne viene in mente qualcuna? Beh si magari qualche protagonista di qualche Shojo-Manga…magari la Arisu di “Proteggi la mia Terra” ma il panorama non è poi così vasto no?
Io ne ho una, che farebbe persino sorridere le femministe incazzate, anzi ne potrebbe essere tranquillamente il capo, ma non per le sue idee fondamentaliste sulla donna e sul proprio utero (che poi manco ce l’ha), ma perchè mena, mena davvero tanto.

 

01_19283701_4BATTLE ANGEL ALITA

Testi e disegni di Yukito Kishiro.
18 numeri di circa 115 pagine (cadauno), bianco e nero, brossurato, formato 18×13, Lire 3500 cad.

Ristampa: “Alita collection”
11 numeri di circa 200 pagine (cadauno), bianco e nero, brossurato, formato 268×183, Euro 5,50 cad.
Marvel Italia – Ed. Planet Manga

di Gennaro Cardillo
La donna di cui vi parlo è una Cyborg, si chiama Alita, ed è la protagonista di uno dei manga più belli che siano mai stati pubblicati in Italia (Ed. Planet Manga), scritto e disegnato da Yukito Kishiro.
Un giorno, rovistando tra le montagne di rifiuti ai confini della Città Discarica (non è ambientato a Napoli) alla ricerca di materiali riciclabili da usare come pezzi di ricambio per il suo ambulatorio per cyborg, il cyber-chirurgo Daisuke Ido, si imbatte nel busto di una donna. Una volta rientrato a casa, dopo aver scoperto che il cervello della ragazza non ha subito alcun danno, Ido decide di ricostruirne il corpo, e di donare alla fanciulla una nuova vita.
Alita non ha memoria del suo passato. L’unica cosa che ricorda è una tecnica di combattimento, il “Panzer Kunst”, una sorta di Karate adattato ai corpi robotici appreso sul pianeta Marte, che fa di lei una temibile guerriera.

Il mondo apocalittico creato da Kishiro, la Città Discarica, è una location più che adatta per i combattimenti in cui si cimenterà la nostra eroina. Tuttavia, l’innegabile fertilità dell’autore nel fornire nemici e situazioni non sono il punto forte di questo Manga: non stiamo leggendo l’adattamento a fumetti di un Beat’em up. “Alita” merita un posto tra le donne ricordate da Fumettomani@ e da Glamazonia, non perchè è un manga che parla di una guerriera quasi invincibile, ma perchè è un piccolo gioiello che parla di una donna, che nonostante non abbia nulla, non smette di combattere le avversità, per imporre la sua presenza al mondo. E’ un’ ode all’indipendenza, il viaggio della protagonista alla fondamentale ricerca di se stessi, attraverso un mondo orfano per molti aspetti della sua umanità, di cui si ha un pallido sentore proprio nelle numerose e gradite digressioni filosofiche di questa sopravvissuta.
Alita sarà molte cose, da cacciatrice di taglie, in una città in cui è concesso fare tutto tranne che volare, a campionessa di “Motor-Ball”, evidente omaggio di Kishiro al film “Rollerball” del 1975.

01_BatleAngelAlita04 copiaTutte luminose facce di uno stesso diamante, che non smette mai testardamente di brillare.
Oltre a quello della protagonista, altri personaggi si avvicendano nel corso della saga di “Alita”. Ido, il terribileMakaku, Zapan, Hugo, Jashugan, il folle Desty Nova, il gigantesco Den, il carismatico robot leader della rivolta della Città Discarica contro Salem, fanno parte di un cast nutrito ed originale, ma soprattutto dotato di una caratterizzazione oltremodo ricca, sia sotto l’aspetto della descrizione fisica che di quella psicologica, quasi a voler implicitamente rinforzare gli stereotipi sul maniacale perfezionismo del popolo giapponese.La geografia del mondo ideato da Kishiro non è meno geniale dei character che ci vivono. La società emersa dalla solita escalation nucleare non è molto diversa da quella vista nelle pellicole come Mad Max; la Città Discarica, ad esempio, è chiamata così perchè si erge sui rifiuti dell’altro solo stato sovrano di questo mondo, Salem, l’utopia sopra le nuvole.
Il nero ed il bianco, il genio di Kishiro, che in questa sua opera fa coesistere i due grandi rami della letteratura di fantascienza: in Salem rivive il futuro asettico e sterile di Asimov, mentre nell’altra, si riconosce tranquillamente l’anarchico caos della pellicola di George Miller, nonchè, il cinismo, la corruzione e la sporcizia tipica dei romanzi di P.K.Dick e delle pellicole come “Blade Runner”.

I disegni sono tutti di una rara bellezza, la grafica cinetica, tipica del fumetto giaponese, accennata, quasi viva, mobile, nelle tavole in cui il ritmo narrativo è veloce, specie nei combattimenti, si alterna ad illustrazioni di disarmante definizione e precisione, che sottolineano i tanti passaggi narrativi con notevole impatto emotivo, come il combattimento con Makaku, o quello con il robot gigante Den.
Insomma, per concludere, “Alita” merita sia un posto nella vostra libreria che uno qui, in questa celebrazione del gentilsesso.

Per chi volesse recuperare quest’opera, un piccolo vademecum alle edizioni italiane. La prima edizione, dellaPlanet Manga, è composta da 18 volumetti, di circa 115 pagine in media, in bianco e nero, con brossura del formato di 18x13cm, tutti ufficialmente fuori catalogo e dunque reperibili solo attraverso alcuni canali tipo eBay.
La serie è in seguito stata riproposta in “Alita Collection”, che conta 11 volumi in bianco e nero, di circa 200 pagine l’una, con brossura, delle dimensioni di 26x18cm. Tuttavia, questa collana non copre l’intera opera, pubblicandone solo una parte: negli ultimi anni, infatti, Kishiro si è dedicato alla realizzazione di una sorta di “finale alternativo” della storia di Alita, che prosegue il racconto originale proprio dal punto in cui si interrompe la “Collection”.
Questa nuova serie, intitolata “Alita Last Order”, è tutt’ora in pubblicazione, per i tipi di Panini Comics. Purtroppo, però, a mio avviso questo manga, pur di notevole fattura grafica, è di qualità sicuramente minore per quel che riguarda la trama rispetto alla saga appena recensita.

 

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