SANDMAN 30th Anniversary – ENDLESS NIGHT (NOTTI ETERNE)

Tredicesima puntata dello speciale di Glamazonia dedicato ai Trent’anni di Sandman, il celebre character nato dalla penna di Neil Gaiman.
Oggi do spazio ad un volume del 2003/2004 dedicato a tutti gli Endless (Eterni) con tante storie, ognuna disegnata da un artista diverso.

Breve riassunto. Dopo l’introduzione di Marcello Vaccari (fondatore di Glamazonia), si sono susseguiti una serie di articoli, per la maggior parte scritti da Fabio Ciaramiglia: l’analisi di “Vite Brevi”; l’articolo di Alessandro Assiri (“Sogna ragazzo sogna” ); l’approfondimento “Sulla figura di Hamnet fra Ulisse e Titania”; un bellissimo viaggio nel Reame del Sogno; un percorso ipertestuale nella Stagione delle Nebbie; le recensioni di “Oltre le Sabbie del Sogno”, di “Una Strana Storia d’Amore e de “Il Bacio del coyote”, queste tre ultime tratte dalla serie The Dreaming; e la recensione di “Sandman present: Due ragazzi morti”. A queste sono seguite le recensioni del volumetto “Sandman present: Le furie”e quello intitolato La Locanda alla fine dei mondi“.

Buona lettura
Mario B.


 

The Sandman: Endless Nights (Notti Eterne)

scritto da Neil Gaiman

disegnato da:

Glen Fabry,

Milo Manara,

Miguelanxo Prado,

Frank Quitely,

P. Craig Russell,

Bill Sienkiewicz,

Barron Storey

pp.160 – cartonato

Vertigo/DC Comics – Edizione USA $24,95

Magic Press – prima edizione Italiana (2004)  € 20

Recensione di Fabio Ciaramaglia

Le notti infinite degli Eterni

Annunciato più volte e atteso dagli appassionati in crisi d’astinenza è finalmente uscito nell’autunno 2003 (e in Italia esattamente un anno dopo) il volume Sandman: Endless Nights. Come era stato già auspicato da Neil Gaiman, finalmente lo sceneggiatore ha avuto la possibilità di lavorare su una storia per ognuno degli Eterni. Se ne deduce che le storie sono sette, ma in realtà non c’è una vera e propria storia su Morfeo, se non una ampiamente retrospettiva con protagonisti tutti i fratelli, storia che, tra l’altro, era uscita poche settimane prima come preview del volume. In tempi più o meno recenti alcuni Eterni avevano già giovato di una storia propria: la più gettonata è stata Death (con le due miniserie scritte da Gaiman e disegnate da Chris Bachalo/Mark Buckingham e il recente At Death’s Door di Jill Thompson), poi è stata la volta della miniserie su Destino (di Alisa Kwitney e disegnata, fra gli altri, da Michael Zulli). Si sentiva comunque la mancanza di Gaiman alla sceneggiatura della serie che l’ha reso un fenomeno mondiale: l’ultimo suo lavoro in merito, The Dream Hunters, è troppo legato alla vena narrativa di American Gods e di Coraline, ovvero quella del romanziere piuttosto che dello sceneggiatore di fumetti. Il 2003/2004 gli fa rischiare addirittura l’inflazionamento, vista la contemporanea uscita della miniserie in otto episodi di 1602 per la linea Marvel PSR (disegnata da Kubert). Il progetto di EN prevede, e forse è ciò che lo rende davvero grandioso, la rotazione di alcuni fra i più grandi disegnatori mondiali.

Le storie

Il primo capitolo, dal titolo “Death and Venice”, è uno dei due in cui Gaiman lavora con un suo vecchio collaboratore. È quel P. Craig Russell che ha disegnato il memorabile “Ramadan” (Sandman, n.50) e ha adattato due racconti brevi di Gaiman (Mistero Celeste e One Life, Furnished in Early Moorcook). Una storia fra passato e presente di uomini che sfidano la morte cercando l’immortalità (che virtualmente detengono per oltre due secoli) e di un altro uomo, Sergei, che invece è a suo contatto praticamente ogni giorno. Impedibile la versione di Death in stile dama veneziana.

Nella seconda storia, “What I’ve tasted of Desire”, troviamo invece un po’ d’Italia perché è magistralmente disegnata da Milo Manara, sempre a suo agio quando deve rappresentare begli esemplari femminili. Una storia intrigante in cui Gaiman cerca di spiegare Desiderio (sia come entità che come emozione): avere ciò che si desidera ed essere felici sono due cose differenti. A mio avviso la migliore resa grafica dell’androgino Desiderio mai vista. La breve differenza che il personaggio enuncia nei confronti di Sogno si lega tematicamente alla terza storia.

The Heart of a Star” è disegnata dall’artista spagnolo Miguelanxo Prado in stile pittorico. Una storia prima del tempo degli Uomini (Delirio è ancora Diletto e fra le entità è presente un piccolo Sol), ambientata nel misterioso palazzo di Mizar in cui è atteso un parlamento tra gli Eterni e alcuni Dei. Una possibile “preistoria” dei conflitti tra Desiderio e Morfeo è svelata con la vicenda di Killalla of the Glow (forse la “donna sull’aeroplano con tutte le lucine scintillanti” a cui si riferisce Desiderio nella prima storia de La Stagione delle Nebbie) che tradisce il Signore dei Sogni con la stella Sto-Oa. Così come, nelle parole di Destino (“Millennia from now”, dice), si preannuncia la storia di Nada (Sandman, 9) per l’impossibilità per un Eterno di sposare un essere mortale. Se è come penso, questa storia perde gran parte del suo fascino per la volontà di spiegare troppo, non lasciando invece molto al mistero.

Sul capitolo quattro, “Fifteen Portraits of Despair”, preferisco non soffermarmi troppo per alcuni semplici motivi. La storia è disegnata da Barron Storey pesantemente coadiuvato da Dave McKean, il celebre copertinista di tutta la serie The Sandman e illustratore del recente libro per bambini di Gaiman dal titolo I lupi nei muri (Mondadori, 2003): per quanto riesca ad apprezzare le sue copertine e i suoi disegni tuttavia per me è quasi impossibile riuscire a leggere (e a capire in pieno) venti pagine di fila illustrate in quel modo. Credo che, in questo caso, non ci si possa fidare del recensore che, evidentemente, parte prevenuto.

La storia su Delirio “Going Inside” è disegnata da Bill Sienkiewicz con un tratto particolarmente adatto all’ambientazione. Con una trama davvero molto simile a I Piccoli Eterni (Vertigo/Magic Press, 2003) di Jill Thompson, il cane parlante Barnaba smarrisce Delirio che aveva in custodia. Non con l’aiuto degli Eterni, ma di mortali “deliranti”, il cane riesce a ritrovarla. Si noti la qualità cromatica dei disegni: allucinati e psichedelici quando a che fare con Delirio e il suo mondo, bianco e nero per i personaggi prima che abbiano a che fare con lei. Ancora un ricordo di Diletto nella inquietante frase finale: “I have heard the languages of apocalypse, and now I shall embrace the silence” (“Ho udito gli idiomi dell’Apocalisse e ora abbraccerò il silenzio”, trad.mia).

Un altro celebre copertinista, Glenn Fabry (Preacher e Hellblazer targato Ennis), si cimenta con le vicende di Distruzione nel capitolo sei intitolato “On the Peninsula”. Una storia di “fantarcheologia” in cui Distruzione, accompagnato da Delirio, deve evitare che un gruppo di ricercatori (sotto il controllo dei Servizi Segreti) riesca a dissotterrare da un sito in Sardegna alcuni oggetti (fra cui armi molto potenti) che provengono dal futuro. Ancora un approfondimento di Gaiman sull’Eterno che ha abbandonato il suo Regno: in questo caso di oppone a una ancor più grande “distruzione” possibile.

Lo scozzese Glenn Fabry disegna l’ultima storia “Endless Nights” con protagonista Destino e che è il capitolo più breve del volume (sole otto pagine). Gaiman spiega il suo concetto di “destino”: qualcosa che è sì scritto nel libro di Destino, ma che non è scritto da lui. Chiusura circolare, quindi, su qualcosa che ancora non è stato scritto, ovvero il destino degli Eterni.

Conclusioni.

Imperdibile per gli appassionati di Neil Gaiman e di The Sandman, questo volume è consigliabile anche per chi ama le storie scritte e disegnate ottimamente a prescindere dai personaggi.
La qualità è ovviamente alta e anche la costruzione della raccolta (con costanti rimandi interni fra le storie) è ben congegnata, sebbene manchi, a mio avviso, dell’impatto emotivo della serie originale. Per ciò che riguarda i disegni, forse si possono fare un paio di piccole obiezioni: due storie disegnate da Storey/McKean e da Sienkiewicz messe di fila sono davvero una grande sfida al lettore che può uscirne frastornato e l’eccessiva eterogeneità degli stili anche può riuscire impegnativo alla lettura di un prodotto che comunque, credo, cerchi di mantenere una certa unità (anche La Locanda alla Fine dei Mondi aveva disegnatori diversi, ma non così tanto). Ma queste sono davvero obiezioni da poco, soprattutto se si scorre la lista dei nomi dei disegnatori di cui si parla, e sono semplicemente il frutto di anni di attesa e di aspettative che comunque sono stati completamente appagati.


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