L’ARCHEOLOGO – PARTE SETTIMA: ALBI DEL FALCO NEMBO KID

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RIPROPOSTA

L’ANGOLO DELL’ARCHEOLOGO

Prosegue la serie di articoli che vanno alle radici dei fumetti supereroici stampati in Italia, con una operazione di vera e propria archeologia fumettistica. Essendomi stufato di leggere su riviste, fanzine e soprattutto albi a fumetti vari, reiterate inesattezze sulle prime apparizioni dei personaggi D.C. in Italia, mi sono deciso a fare piena luce, andando a caccia di albi e notizie tra i più grandi collezionisti di fumetti italiani. Tutte le informazioni che troverete in questo,
e nei precedenti articoli provengono da albi in mio possesso, o che ho potuto vedere (e solitamente fotocopiare!) personalmente. Quindi ci potrà essere forse qualche omissione, ma sicuramente NESSUN ERRORE!.

Terminiamo i nostri “scavi”, e con questo settimo e probabilmente ultimo articolo cerchiamo di fare un po’ la storia dei mitici Albi del Falco, sicuramente la più importante pubblicazione di supereroi in Italia. Con questo articolo ho terminato la serie degli articoli “archeologici” perché le pubblicazioni successive sono già da considerarsi “modernariato” piuttosto che reperti, appunto, archeologici. C’è la possibilità che ritorni sull’argomento un’ultima volta se mi riuscirà di reperire del materiale sparso su diverse collane che nei primi anni del dopoguerra hanno sporadicamente pubblicato supereroi americani (di case minori), e che sono passate praticamente inosservate. La ricerca è però lunga e difficile, per cui non garantisco nulla, soprattutto a breve termine.


Parte Settima: Gli albi del Falco

di Marcello Vaccari

ALBI DEL FALCO – Nembo Kid

Gli Albi del Falco costituiscono la più importante e longeva serie supereroica del dopoguerra, contando ben 574 numeri (anche se dal N°529 aveva cambiato nome in Superman Nembo Kid) in circa 13 anni di permanenza in edicola.
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La collana esordisce il 16/05/54 come pubblicazione quattordicinale, con un formato tascabile di 12,5×18 cm per sole 32 pagine. Questo formato era identico a quello di una testata di sicuro successo: gli Albi della Rosa che pubblicavano materiale Disney. Questo permetteva alla Mondadori di distribuire le spese fisse (taglio, confezione) sulle due collane e di mantenere quindi il prezzo più basso, appena 20 lire. Nei primi 30 albi l’unico super-eroe presente è Superman, che qui viene chiamato Nembo Kid. Probabilmente non sapremo mai l’origine di questo nome, ma di certo fu utilizzato per pagare meno i diritti sul personaggio, il cui marchio è depositato in tutto il mondo. Questo però creò non pochi problemi ai traduttori ed ai grafici italiani, costretti a minuziosi lavori di correzione delle copertine e delle vignette per eliminare la S dal petto e dal mantello, che così riportavano solo uno scudo vuoto (che nei primi albi era rosso, poi dal N°19 diventa giallo). Inoltre i traduttori avevano il loro da fare per cercare di rendere i tanti giochi di parole che gli autori americani facevano con il nome di Superman. Ecco quindi inventati gli Ultra-poteri (anziché i super-poteri), e tutte le altre cose correlate che divenivano ultra invece che super. Nei primi periodi c’era anche poca cura nelle supervisioni, tanto che i personaggi (soprattutto i cattivi) cambiavano di nome da un albo all’altro, ad esempio Prankster chiamato prima Tabor (N°10), poi Pagliaccio (N°20), poi Beffeggiatore (N°43) ed infine Burlone (nome tra l’altro già usato per altri 2 personaggi!). Tutti i comprimari di Superman sono già presenti fin dalla prima storia (ma del resto lo erano quasi tutti già nelle prime storie americane), e sono chiamati con i nomi originali americani o qualcosa di molto simile, come per Luisa Lane (anziché Lois), Jimmy Olsen, Perry White e naturalmente Clark Kent. Il disegnatore principe dei primi albi è Wayne Boring, che disegna quasi tutte le storie di Superman presentate. Qui è sicuramente nel suo periodo migliore con ancora una buona dinamica e con paesaggi decisamente futuristici. Il suo Superman era davvero un eroe “monoblocco” dal torace possente e dalla forte muscolatura. Altro disegnatore molto presente in quel periodo, e quasi fino alla fine della serie, era Al Plastino, che faceva un superman talmente massiccio che, più che muscoloso, pareva piuttosto sovrappeso….
Con il N°31 la collana si riduce di dimensioni a soli cm 12×16,5 (con 36 pagine ed il prezzo aumentato a 25 lire), costringendo i lettori di allora ad affaticare notevolmente la vista per leggere testi scritti davvero in caratteri minuscoli. In questo formato fa la sua prima apparizione Batman, nel N°33, dove viene chiamato Pipistrello, seguito dal fido Robin (almeno quello non l’avevano cambiato). In compenso i costumi di tutti e due sono rossi! un bel completino rosa shoking per il nostro pipistrellone Dopo vari cambiamenti di colore (ce li troviamo anche in completo rosa…), alla fine al povero Batman rimarrà il costume rosso con mantello blu fino a che non prenderà possesso della propria collana, mentre il costume di Robin avrà i colori originali dopo una decina di apparizioni. Anche in questo caso (come per l’analoga decisione presa alla fine degli anni ’40 dalle Edizioni Mondiali) non si capisce il motivo di questo colore, che di certo non era molto adatto per incutere terrore nei criminali…. E’ però altamente probabile che sia stato per spirito di emulazione di uno dei più importanti personaggi del fumetto dell’epoca, ovvero Phantom, che indossava appunto una sgargiante calzamaglia rossa (almeno qui in Italia….) Comunque in parecchie copertine si dimenticavano di questo fatto, lasciando il grigio originale, come potrete vedere tra le immagini della Cronologia.
Le amenità si sprecavano con i nomi dei mezzi utilizzati dai due: prima la Batmobile viene chiamata con un elegante pipistrel-mobile (N°39), poi con un delirante Auton, con il Batplano chiamato Aeron (N°54), quindi i due oggetti vengono per diversi numeri battezzati con i ridicoli Pipismobile e Pipisplano (N°77,79,82), roba veramente da piangere. Sarà solo con il N°105 che Batman riacquista il suo nome originale e con il N°106 anche la Batmobile ha finalmente il nome giusto. Intanto dal N°65 la collana riprende il suo formato originario che manterrà fino alla fine, mentre il prezzo sale a 30 lire dal N°71. Inizialmente tutte le storie sono tratte dalle due testate di Superman (Action Comics e Superman), poi arriva (nel già citato N°33) World’s Finest Comics, e poco dopo iniziano a comparire le storie di Superboy (dal N° 47) tratte dalle sue due collane Superboy e Adventure Comics. In questo caso il nome non viene modificato, ovvero Superboy viene chiamato semplicemente Nembo Kid ragazzo, e del resto Kid significa appunto ragazzo. Subito dopo appaiono addirittura le storie “a-solo” di Jimmy Olsen (dal N°50) tratte dalla testata a lui dedicata Superman’s pal Jimmy Olsen. Queste ultime diventano sempre più invadenti, tanto da essere addirittura fastidiose (nel N°87 ad esempio ci sono solo di queste storie) anche perché la qualità è veramente scarsa, e nonostante gli episodi disegnati da un già bravissimo Curt Swan, le storie sono spesso davvero stupide. Dal N°106 iniziano ad apparire avventure tratte dalle due collane di Batman, mentre fino a quel momento l’uomo pipistrello era apparso solo assieme a Superman in albi tratti da World’s Finest Comics. Questo era sicuramente dovuto al fatto che la collana era passata alla periodicità settimanale a partire dal N°103, e quindi aveva bisogno di attingere ad altre fonti di materiale da stampare, visto che si era arrivati alle 144 pagine al mese! Il disegnatore più significativo di quel periodo di Batman era Dick Sprang, che realizzava disegni molto dinamici e dettagliati, ma anche molto caricaturali. A dargli man forte, assieme comunque a tanti altri, il più classico Sheldon Moldoff. un classico esempio del disegno di Wayne Boring Poco più avanti (N°143) arriverà anche la collana di Luisa Lane (Superman’s Girlfrend Lois Lane), che si contraddistingue per gli ottimi disegni di Kurt Schaffenberger, forse il più gradevole tra tutti i disegnatori delle testate della Superman Family, coadiuvato di tanto in tanto da un Curt Swan in decisa ascesa, che di li a breve sarebbe diventato il maggiore (e migliore) disegnatore di Superman. Come al solito succedeva nella collana, il primo albo di L.L. viene pubblicato diverso tempo dopo, sul N°179, ma del resto gli albi venivano pubblicati alla rinfusa, anche se, venendo stampati a breve distanza dalla loro pubblicazione in USA, non erano poi scombinati in modo drammatico, e comunque c’era ben poca continuità tra gli episodi. Tra l’altro si riscontrano nelle varie collane, salti di interi albi americani (che spesso contenevano 3 o 4 storie ciascuno), ed è impossibile ora stabilire se li abbia saltati la Mondadori o se li fossero persi direttamente alla D.C.. Oltre a rimontare, per adattare al formato, quasi tutte le tavole, la Mondadori faceva anche copertine in proprio, o ingrandendo qualche vignetta o facendo orribili montaggi. Comunque dal N°33 quasi tutte le cover sono tratte dagli albi originali, anche se talvolta ricalcate, e naturalmente sempre ritoccate per eliminare la S o altri particolari.
Nel N°197 ecco comparire Nembo Star, alias Supergirldisegnata Jim Mooney che sarà il disegnatore ufficiale di tutte le storie. Ovviamente, con la solita coerenza, la sua vera prima storia, quella che ne narra l’arrivo, si trova nel N°205. Nel N°221 troviamo la prima apparizione della Legione degli Ultra-eroi, (Legion of the Superheroes) la cui prima storia originale viene stampata addirittura nel N°332. E’ questo il primo gruppo di Super Eroi pubblicato in Italia. Tra l’altro in quel periodo gli A.d.F. erano stati affiancati dal più corposo Superalbo Nembo Kid, il N°1 di Superalbo Nembo Kid, con la solita copertina a collage iniziato il 20/06/1960, un mensile di 68 pagine in grande formato (più del normale Comic Book americano) dal costo di ben 100 lire, che pubblicava avventure degli stessi personaggi. Le storie della Legione furono in maggioranza destinate a questa collana, dove vennero presentati ufficialmente sul N°7. Le avventure della Legione sono forse le uniche della D.C. ad avere una certa continuità, per cui soffrono abbastanza della pubblicazione disordinata, soprattutto nell’ultimo periodo, quando l’arrivo di Jim Shooter gli dona un vero spirito di gruppo ed una sequenza di eventi molto incalzante, con morti ed allontanamenti di personaggi. La vera rivoluzione degli A.d.F. partì però dal N°241 con l’arrivo del primo dei nuovi supereroi della Silver Age D.C. : Flash.

la prima apparizione di Flash
Da quel momento iniziarono pian piano ad apparire molti altri personaggi, e così anche in Italia scoprimmo il vasto universo supereroico della più grande casa editrice americana. Flash debutta in contemporanea su tutte e due le testate, su S.A.N.K. nel N°6. Stavolta la presentazione delle storie avvenne quasi in modo cronologico. Quasi perché in realtà iniziarono a pubblicare la prima avventura tratta dal N°1 della collana principale di Flash, dimenticando però che il lancio del personaggio era avvenuto sull’antologico Showcase, le cui storie, compresa quella ormai mitica delle origini (su S.A.N.K. 31), vennero presentate tempo dopo a partire da A.d.F. N°330, ovviamente in ordine sparso. Le storie di Flash erano davvero una boccata d’aria fresca nelle ripetitive e statiche avventure viste fino ad allora, con gli splendidi e moderni disegni di Carmine Infantino e le fantasiose storie di John Broome. Non così invece i successivi due nuovi personaggi presentati, ovvero Il Segugio Marziano, alias Martian Manhunter, nel N°280 (era già apparso pochi giorni prima sul Superalbo N°15 con la storia delle origini) e Freccia Verde alias Green Arrow nel N° 302, preceduto però nel N°301 da una storia a fianco di Superboy (che gli insegna a tirare con l’arco!!!!! pochi giorni dopo arriverà anche sulle pagine del Superalbo N°20). Le loro storie hanno ancora tutto il retaggio e le ingenuità degli anni 50, e sono quindi per la maggior parte ripetitive e noiose. Da notare solamente la mano del grande Jack Kirby in alcune storie di Freccia Verde. A partire dal N°317 del 13/05/1962 la foliazione viene ancora aumentata, arrivando alle 52 pagine per 50 lire (arrivando così a 276 pagine al mese!!!), per cui la presenza di altri personaggi oltre ai soliti Batman e Superman diventa costante, e vengono perfino realizzate storie in Italia (le troverete trattate a parte cliccando qui). Qualche tempo dopo il Superalbo Nembo Kid aveva cambiato nome in Batman Nembo Kid (dove Batman era appunto una presenza fissa), con il N°73, ed aveva iniziato a pubblicare anche delle sequenze di strisce prese dai quotidiani sia di Superman che di Batman.
Dovremo comunque aspettare fino al N°422 degli A.d.F. prima di vedere il secondo eroe della Silver Age, ovvero Lanterna Verde (Green Lantern, che compare prima su S.A.N.K.N°50), in una storia di Flash, mentre la sua collana regolare è stampata dal N°435 (ovviamente le origini sono nel N°439). Ancora in una storia assieme a Flash compare nel N°449 altro eroe della Silver Age: Atom. Poco dopo troveremo anche i Giovani Titani, ovvero i Teen Titans (N°450) la cui serie regolare parte però solo sul N°534. Dal N°509 compaiono anche Falco ed Alata (Hawkman e Hawkgirl). Tutte queste tre serie si contraddistinguono per ottimi disegni e testi molto meno banali, spesso anche di grande fantasia. Green Lantern era retto dai fantascientifici testi di Broome e dalle flessuose matite del grande Gil Kane, mentre Hawkman era del veterano Gardner Fox ( che collaborava con profitto anche a Flash e a Green Lantern) con gli elegantissimi disegni di Murphy Anderson, ed era una serie che svariava più sul fantasy. Nel periodo finale della collana Albi del Falco c’erano così una buona varietà di personaggi, ed inoltre anche quelli tradizionali iniziavano a variare le storie, ed a divenire meno ingenui. Superman era oramai in pianta stabile nelle mani di Curt Swan, che lo disegnava in modo decisamente più realistico, mentre Batman aveva cambiato radicalmente look con l’arrivo di Gardner Fox e Carmine Infantino (a partire dal N°438), che diedero una brusca sterzata al personaggio, riportandolo ad atmosfere più consone (o perlomeno a storie più poliziesche), dopo un periodo pessimo passato ad inseguire alieni verdi con le antennucce, in storie veramente ridicole. In queste nuove avventure accade perfino che muoia Alfred, ma qui in Italia, come per magia, Alfred non è mai morto!! Apprendiamo infatti dai discorsi di Batman e Robin, addomesticati dalla Mondadori, che è “soltanto ferito”.

Il famigerato marchio del Comics CodeQuesta “correzione” ci porta ad uno dei discorsi cardine della serie: la censura. Dovete sapere che le storie pubblicate su A.d.F. provengono proprio dal periodo peggiore del fumetto americano per quell’aspetto, ovvero proprio poco dopo che fu varato il famigerato Comics Code, per cui tutti i fumetti erano passati al vaglio di una censura strettissima e bigotta, che non si lasciava sfuggire veramente NULLA che fosse men che sospetto. vai alla pagina delle censureEppure la Mondadori, con l’introduzione della variante italiana del Comics Code chiamata “Garanzia Morale” (dal N°325) riuscì addirittura nell’impresa di censurare quelle storie già pesantemente censurate in patria!!!! E le censure sono veramente ridicole, tipo appunto quella sulla morte/ferimento di Alfred. Il massimo si raggiunge con i ritocchi di tutti i mostri (o roba similare) che apparivano (peraltro molto di rado) nei fumetti, che sicuramente avrebbero potuto gravemente turbare i sonni dei teneri fanciulli dell’epoca! Pensate che le censure furono portate avanti fino quasi alla fine degli anni 60, quando già i ragazzi leggevano Diabolik, Kriminal, Satanik ed altre dolcezze simili…… Una idiozia totale, certamente scaturita da menti bacate (che purtroppo esistono anche al giorno d’oggi).

Se volete divertirvi un po’, andate alla pagina delle censure.

Il primo albo italiano a portare in copertina il nome di SupermanCon il N°528 terminano gli A.d.F. e contemporaneamente chiude anche il
Superalbo N.K.. Eredita il tutto la nuova serie chiamata Superman Nembo Kid, che continua la numerazione ed il formato degli A.d.F. con però diverse novità: intanto viene riportato lentamente il nome di Superman all’originale, iniziando prima a scriverlo in piccolo (sulla testata), poi ingrandendolo sempre più fino a fare praticamente scomparire il Nembo Kid. Nel frattempo anche nelle pagine interne il nome di N. K. veniva gradualmente sostituito con Superman (inizialmente lo chiamavano con entrambi i nomi!). Anche la famosa S sul petto faceva finalmente la sua comparsa nel N° 545 (sempre comunque a singhiozzo). Altre novità erano il numero di pagine aumentate a 100, il che permise di presentare un maggior numero di storie e molti nuovi personaggi, anche se molte pagine erano occupate da rubriche “giovanilistiche”, spesso molto scarse. In queste rubriche però veniamo anche a conoscenza della serie di telefilm che in America stava facendo impazzare la Batmania, e che da noi arriveranno solo molti anni dopo. Tra i personaggi nuovi sono da segnalare gli Amici della Legge, ovvero la Justice League of America (N°533), i già citati Giovani Titani (N°534) e Atom (553) (entrambi i gruppi ed Atom avevano già fatto una comparsata in passato, ma qui sono pubblicati in modo più o meno regolare),  Eclipso (551) ed anche non supereroi come Sgt. Rock (529), Pow Wow Smith (Pau Au Smith N°530), e parecchi altri che si vedranno solo per una o due storie. L’inserimento di questi personaggi si rende necessario anche in ragione dell’abbandono di Batman, che passa dalle pagine di questa collana ad una testata tutta per se attorno al N°551/552. Di questi nuovi arrivi il più importante è certamente quello della JLA, di cui purtroppo vengono saltate moltissime storie. Il solito Gardner Fox scrive i testi di questa serie, facendo molta fatica a gestire un gruppo eccessivamente potente, per gli spigolosi disegni di Mike Sekowsky. I Teen Titans si avvalevano invece dei moderni ed efficaci disegni di Nick Cardy, su testi del veterano Bob Haney, che però si sforzava un po’ troppo nel compito di interpretare i gusti dei giovani, finendo per non capirli affatto. Atom era invece un altro parto della coppia John Broome e Gil Kane, che aveva lui stesso ideato il personaggio, ed era gradevole soprattutto per gli splendidi disegni di un Kane ormai giunto alla maturità artistica. Molte delle serie minori portavano invece la firma dell’ottimo Carmine Infantino. In quest’ultimo periodo vengono anche recuperate molte vecchie storie (soprattutto di Batman, e continueranno anche nella sua serie), alcune ristampate dai primi Albi del Falco, altre provenienti dal periodo precedente se non addirittura dagli anni ’40. Tutte queste storie erano riprese dai famosi “80 page giants”, albi inseriti nelle collane originali (sia di Batman che di Superman) che pubblicavano però solo ristampe di storie classiche. Possiamo quindi apprezzare alcune delle storie che hanno reso famoso Batman, scritte dai suoi creatori originali Bob Kane e soprattutto Bill Finger, come ad esempio quelle dove compaiono per la prima volta in Italia personaggi importantissimi come Two Face (Due Facce N°548), Catwoman (La Gatta, N°510) e Clayface (il Trasformista).
Con il N°574 (16/04/67) termina la collana in formato tascabile, però la numerazione viene ereditata dalla nuova collana chiamata semplicemente Superman, e pubblicata in formato Comic Book (o quasi…), che arriverà fino al N°651 (22/03/70), ma questa è un’altra storia.

Per una cronologia ragionata degli Albi del Falco cliccate QUI.

Superman Made in Italy

Un capitolo a parte meritano le storie di Superman prodotte in Italia dalla Mondadori. Forse spinta dalla carenza di materiale (con un albo settimanale, ed attingendo solo alle testate principali di Superman e Batman, anche se ci sarebbero stati molti altri personaggi da pubblicare, le storie scarseggiavano), e forte di una esperienza vincente in campo disneyano, la Mondadori decide di produrre storie con autori italiani (e purtroppo anche parecchie brutte copertine). La cosa in realtà non è nuova, perché già negli anni ’40 erano state prodotte storie nel nostro paese.La prima storia creata in Italia dalla Mondadori
La prima esce nel N°317 del 13/5/62, in coincidenza con l’aumento delle ‘pagine (a 52) della collana.
Il titolo di questa prima storia è “Cronaca lampo” e non si discosta per nulla dalle storie americane del periodo, cercando anche di imitarne (male) lo stile di disegno, che in quel periodo era imposto soprattutto da Boring e Plastino, anche se già incombeva Curt Swan. Purtroppo non era mai specificato (come del resto era norma all’epoca) il nome degli autori, è solo possibile riconoscerne alcuni che sfoggiano un tratto personale come Tarquinio, Lino Jeva, i fratelli Montichi (che si firmavano Montague) ed Enzo Magni (che si firmava Ingram). Nelle fila degli scrittori figura anche il nome di Pier Carpi, oltre a Roberto Catalano.
Per alcuni numeri le storie italiche escono regolarmente, fino al n°326, poi si diradano man mano fino al N°355, dopo il quale c’è una pausa piuttosto lunga, per riprendere dal N°405 (tre storie a breve distanza) con dei disegni piuttosto scarsi, e poi saltare di nuovo al 455 dove riprende con una certa regolarità (più o meno una storia al mese). Con la nuova formula del Superman Nembo Kid cambiano anche drasticamente le storie italiane: un’inchiesta fatta condurre dalla Mondadori nel mondo dei giovani aveva scoperto che questi chiedevano un personaggio più umano e meno “super”, per potersi meglio identificare. Le nuove storie cercavano di venire incontro a questa esigenza, e vi si trovava quindi un Superman soprattutto nelle vesti di Clark Kent, che veniva in contatto con le usanze dei giovani dell’epoca ed usava con molta parsimonia i suoi poteri, che sembravano per la verità quasi spariti. In effetti questa interpretazione aveva certamente dei meriti, se non altro per essere estremamente originale, e per anticipare l’emancipazione di Clark Kent, che in America sarebbe avvenuta solo decenni dopo con le storie di Byrne. Forse l’errore dell’editore fu di non aver mirato molto bene il target dell’inchiesta, intervistando soprattutto degli adolescenti (molto probabilmente 14/17enni) che sicuramente avevano letto l’albo, ma che altrettanto sicuramente non lo leggevano più, neppure con il cambio di veste e di contenuti! E tra l’altro le storie sembravano addirittura indirizzate ad un target di età ancora superiore. Infatti i veri lettori (ovvero i bambini-ragazzini tra gli 8 ed i 14 anni) iniziarono a richiedere a gran voce un ritorno alla normalità!!!! Così anche le storie Italiane tornarono ad essere più canoniche, anche se mantennero comunque una forte identità, magari utilizzando diversi personaggi (eroi e cattivi) contemporaneamente, e mantenendosi sempre un po’ sopra le righe, e con uno stile di disegno molto personale.

Per una cronologia ragionata degli Albi del Falco cliccate QUI.

Mentre per un approfondimento sulle censure operate sugli Albi del Falco cliccate QUI

 

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